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Vittorio Alfieri (1749 - 1803) | |||||||||||||||
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Dopo aver frequentato l’accademia militare di Torino, il giovane Alfieri intraprende una lunga serie di viaggi che lo portano in giro per tutta l’Europa: questo irrequieto vagabondare termina nel 1775, con la "conversione" alla letteratura: a partire da questa data infatti Alfieri, tornato a Torino, si dedica quasi esclusivamente allo studio ed alla stesura delle sue tragedie (tra le quali si ricordano in particolare Antigone, Filippo, Oreste, Saul, Maria Stuarda, Mirra. Tema ricorrente di tali opere è lo scontro tra oppressi ed oppressori, con riferimento alle vicende storiche dell’Italia ma anche in nome di una "libertà esistenziale" dell’individuo che prescinde di fatto dalla libertà politica. Nel 1777 Alfieri, che aveva alle spalle una vita sentimentale estremamente irrequieta ed avventurosa, si lega a Luisa Stolberg, contessa d’Albany; successivamente si trasferisce in Toscana (a Firenze e poi a Siena) per meglio apprendere la lingua nazionale. A partire dal 1790 inizia la composizione della Vita, monumentale opera autobiografica. Nel periodo 1786-1792 vive a Parigi, dove assiste alle prime fasi della Rivoluzione francese, di cui è inizialmente entusiasta; in seguito, forse spaventato dagli esiti per lui troppo "estremisti", diviene violentemente antifrancese. Tornato a Firenze, si dedica a traduzioni dei classici greci e latini (ancor oggi famosissime) ed alla composizione di commedie e delle Satire.
Testo Andrea Cargiolli |
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