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Dario Capolicchio (1971 - 1993) | |||||||||||||||
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Approda in quel di Sarzana nel 1975 con tutta la famiglia dovuto al trasferimento del padre quale ingegnere della Montedison. Egli ama profondamente Sarzana, la sua nuova città, e diventa più sarzanese di un sarzanese DOC, ne assimila sia il dialetto che la cadenza nella parlata. È un ragazzo come molti della sua età: un po' scanzonato, con una personalità in grado di aggregare intorno a sè amici e compagni, come si deve essere a vent’anni. Nulla in lui è negativo e ciò che ha lasciato, materialmente e spiritualmente, ne è la dimostrazione concreta. L’ultima sua attività, in questo senso, era stata rivolta alla conservazione di quel grande patrimonio storico-culturale ed ambientale delle “Terre Alte” che non andasse perduto nel generale disinteresse, condannato da un ineluttabile abbandono. Scalare le pendici delle sue amate Apuane e raggiungere le cime con tutta la modestia e il rispetto di chi sa riconoscere ciò che di più grande esiste sulla terra, e allo stesso tempo il sapere apprezzare la fatica fisica ed il godimento di portare a termine una pur piccola impresa sono l'immagine riflessa allo specchio del suo animo. A pochi è dato di sapere leggere le bellezze più semplici del vivere, ma a lui, che la triste sorte è toccata, e forse proprio per questo, la natura aveva dato la capacità di gioire di tutto ciò che è puro e di primordiale esiste nell’uomo e nella vita. Il ricordo in fondo è la sola cosa che ci resta, la sua funzione non vuole essere meramente “consolatoria”, né potrebbe esserlo: niente può compensare la perdita di una vita.
Da "Società, economia, avvenimenti, personaggi di Sarzana" Volume II di Lamioni, Salviati, Gastardelli |
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