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Giuseppe Garibaldi (1807 - 1882) Amministrazione Servizi al cittadino Turismo e cultura Manifestazioni Eventi  English version

Giuseppe GaribaldiGiuseppe Garibaldi è il personaggio più citato in piazze e vie italiane, il suo nome è presente in più di 5.500 comuni.

Secondo di sei fratelli, nasce a Nizza (sotto il governo dei Savoia fino al 1860) il 4 luglio 1807 da Domenico, capitano mercantile immigrato lì da Chiavari, e da Rosa Raimondo originaria di Loano (SV).

I genitori avrebbero voluto avviarlo alla carriera di avvocato, di medico o, anche, ecclesiastica ma lui preferiva gli esercizi fisici e la vita sul mare.
Ostacolato dal padre nella sua vocazione marinara, tentò, con alcuni compagni, di fuggire per mare verso Genova ; ma fu fermato e ricondotto a casa.
I suoi precettori, tuttavia, lo fecero appassionare alla storia dell'antica Roma.
Il padre decise poi a lasciargli seguire la carriera marittima. A sedici anni si imbarcò sulla "Costanza"; cominciò così a viaggiare nel Mediterraneo a bordo di varie imbarcazioni.

Nel 1832, venticinquenne, era capitano di un mercantile.
Nello stesso periodo iniziò ad avvicinarsi ai movimenti patriottici europei ed italiani, e ad abbracciò gli ideali di libertà ed indipendenza.
Infatti a 26 anni aderì alla Giovine Italia.
Conobbe lo stesso Mazzini a Marsiglia e decise di partecipare alla rivolta di Genova (1834).
Fallito il moto e condannato a morte in contumacia, dovette fuggire in Brasile (1835).
Qui comandò la flotta da guerra nell'insurrezione di "Rio Grande do Sul" contro il governo brasiliano e creò un corpo italiano (le camicie rosse) nel movimento indipendentista uruguagio.

Tornato in Italia nel 1848, si batté nella Prima Guerra di Indipendenza contro gli Austriaci e i Francesi con un gruppo di volontari, ma fu poi costretto a rifugiarsi in Svizzera.

Nel 1849 partecipò alla difesa della Repubblica Romana insieme a Mazzini, Pisacane, Mameli e Manara.
Fù l'anima delle forze repubblicane nei combattimenti contro i francesi, alleati di Papa Pio IX ma dovette cedere alla preponderanza delle forze nemiche e il 2 Luglio dovette abbandonare Roma.
In questa fuga perse molti compagni fedeli, tra i quali l'adorata moglie Anita, uccisa dalle fatiche, ma riuscì a raggiungere il territorio del Regno di Sardegna passando per San Marino.

Iniziò quindi un periodo di vagabondaggio per il mondo, per lo più via mare.
Dopo questo suo secondo esilio (Tangeri, New York, Perú), nel 1854 tornò di nuovo in Italia e nel 1856 aderì alla Società Nazionale di La Farina.

Fu nominato, da Cavour, generale dell'esercito piemontese dove arruolò 5.000 volontari (i Cacciatori delle Alpi).

Partecipò alla Seconda Guerra di Indipendenza cogliendo vari successi: vinse gli Austriaci a Varese e a San Fermo, entrò trionfalmente in Brescia.
L'armistizio di Villafranca e, soprattutto, la cessione di Nizza alla Francia lo amareggiarono profondamente e raffreddarono i suoi rapporti con il governo sardo.

Nel 1860, alla notizia della rivolta scoppiata a Palermo, organizzò a Genova la leggendaria spedizione dei "Mille".
Nella notte tra il 5 e il 6 maggio salpò da Quarto (GE) e sbarcò a Marsala l'11.
Da Marsala iniziò la sua marcia trionfale: battè i Borboni a Calatafimi, proseguì su Milazzo, prese L'incontro di TeanoPalermo, Messina, Siracusa fino a liberare tutta la Sicilia.
Il 19 agosto sbarcò in Calabria conquistò Reggio, Cosenza, Salerno e il 7 settembre entrò a Napoli, abbandonata dal re Francesco I.
Sconfisse infine definitivamente i borbonici sul Volturno.
Il 26 ottobre Garibaldi incontrò al bivio di Taverna della Catena, nei pressi di Teano (in realtà comune di Vairano Patenora) con Vittorio Emanuele e consegnò nelle sue mani i territori conquistati.

Si ritirò quindi nuovamente a Caprera, ma non rinunciò al proposito di fare di Roma la capitale d'Italia.

Nel 1861 venne eletto deputato nel primo Parlamento del nuovo Regno d'Italia.

Nel 1862 fu nuovamente alla testa di una spedizione di volontari con lo scopo di liberare Roma dal governo papalino.
L'impresa fu tuttavia osteggiata dai Piemontesi, che temendo un'azione di Napoleone III, lo fermarono il 29 agosto 1862 ad Aspromonte.
Qui fu ferito e fatto prigioniero e trasferito a La Spezia. Poco dopo fu liberato e riparò nuovamente a Caprera, pur rimanendo in contatto con i movimenti patriottici che agivano in Europa.

Nel 1866, allo scoppio della Terza Guerra di Indipendenza, Garibaldi accettò di nuovo il comando dei volontari, che guidò, in Trentino, alla vittoria di Bezzecca (21 luglio).

Nel 1867 fu nuovamente a capo di una spedizione che mirava a liberare Roma, ma il tentativo fallì con la sconfitta delle forze garibaldine a Mentana (3 novembre) per mano dei Franco-Pontifici.

Nel 1871 partecipò alla sua ultima impresa bellica combattendo per i francesi nella guerra Franco-Prussiana dove, sebbene fosse riuscito a cogliere alcuni successi (liberazione di Digione), nulla potè per evitare la sconfitta finale della Francia.

Il 26 gennaio del 1880, ottenuto l'annullamento del matrimonio con la Raimondi, con la quale si era sposato dopo la morte di Anita, sposò Francesca Armosino dalla quale aveva già avuto tre figli Clelia, Teresita e Manlio.

All'inizio del 1882 intraprese un viaggio in Sicilia dove fu accolto con enorme entusiasmo.
Pochi mesi più tardi, il 2 giugno, si spense a Caprera al cospetto di quel mare ch'egli aveva tanto amato.


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Ultima modifica
22.03.2008
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Marco Arfanotti e Francesco Tacconi