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Ferdinando Baria (1925 - 1944) | |||||||||||||||
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Ferdinando Baria nacque a Sarzana nel febbraio 1925, in località Monte d’Armolo, sul colle dei Cappuccini, da Angelo e da Ginetta Brizzi. Nonostante appartenesse ad una famiglia contadina, dove, in genere, a quel tempo, i ragazzi aiutavano a lavorare la terra, i genitori vollero che Ferdinando frequentasse almeno i cinque anni della scuola elementare di Bradia, come del resto gli altri figli. Anche se molto giovane, egli aveva un comportamento serio e misurato; era buono ed onesto, sia in famiglia, sia sul lavoro, sia con gli amici. Quando a Sarzana si formarono le prime formazioni partigiane, il giovinetto, appena diciottenne, vi aderì ed entrò nel distaccamento Orti, che, dopo il 19 settembre 1944, quando si costituì la nuova brigata d’assalto Garibaldi Ugo Muccini, si denominò distaccamento Ubaldo Cheirasco, in ricordo di un giovane partigiano spezzino catturato sul Monte Barca e fucilato a Valmozzola poco tempo prima. “ … Quando ci ritrovammo stremati al di fuori del cerchio tedesco in un canalone tra Giucano e Canepari, facemmo la conta. Tra di noi si era inserito un altro partigiano. Era un giovanetto biondo dai capelli ritti, la pelle bianca e gli occhi azzurri. Voleva restare con noi. Abitava ai Cappuccini di Sarzana …” (Dal libro “L’umanità non sepolta”, di Lido Galletto) I suoi compagni lo soprannominarono subito "Bibi" - nomignolo che a Sarzana si dava ai bambini piccoli -, a causa della sua giovane età e del suo aspetto quasi fanciullesco; e questo rimase il suo nome di battaglia. Nonostante le apparenze, però, il ragazzo aveva tanti ideali ed un animo coraggioso, per cui si dimostrò, ben presto, un valido combattente, partecipando anche ad ardite missioni, come quella in cui egli ed altri compagni attaccarono un gruppo di tedeschi che si trovavano nella casa di un sarto, nei pressi della Croce di Sarzana, vicino all’ospedale San Bartolomeo. Leggiamo ancora dal racconto scritto da Lido Galletto: Bibi aveva ricevuto l’ordine di sorvegliare alcuni tedeschi che erano stati chiusi dagli stessi partigiani in un garage di via dei Molini. Dopo varie discussioni, era stato deciso che la sua formazione si trasferisse da Selva di Marciaso a Giucano; così Bibi fu inviato in missione di staffetta nella Valle dell’Isolone ed a Paghezzana per avvisare i responsabili dell’organizzazione clandestina del loro trasferimento, cosicché essi inviassero alla nuova sede le forniture di generi alimentari. Il giovanetto partì, come sempre sorridente e pieno di entusiasmo, la mattina dell’8 ottobre, ed il suo rientro al campo era previsto per la notte seguente. Cosicché il coraggioso patriota, dopo aver compiuto a tutti i costi la sua missione, quel giorno aveva trovato ancora la forza di tornare a morire nella sua casa. I suoi compagni, saputa la notizia, guardinghi, nel buio, gli fecero visita ed uno di essi gli legò al collo il fazzoletto rosso, simbolo della brigata Garibaldi Muccini.
Da "Testimoni del tempo e della storia” di Isa Sivori Carabelli |
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