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Esperio Baruzzo era nato il 13 aprile 1912 a Sarzana.
Sposato con Lina aveva all’epoca tre figli: Giovanni di 6 anni, Giorgio di 4, Paolo di due.
Da molti anni conduceva un negozio di generi alimentari posto sulla salita di Montecavallo, proprio all’altezza del bivio che sale verso Sarzanello.
Esperio, di sentimenti antifascisti, non mancava di fare arrivare al
comando partigiano della Brigata Muccini generi alimentari e, di quando in quando,
anche delle somme di denaro.
I movimenti di Baruzzo non erano però sfuggiti ad un commerciante che viveva a poche centinaia di metri da lui, tale Z., confidente della polizia fascista, alla quale egli raccontò i contatti di Esperio con i partigiani.
Per questo motivo il suo nome era stato incluso dai fascisti fra quelli da controllare strettamente e nei confronti dei quali prendere al momento opportuno i dovuti provvedimenti.
Uno dei suoi più cari amici era Essenzio Pastine, nato a Sarzana il 26 settembre 1910, celibe, residente a Ponte Calano, a duecento metri dalla casa di Baruzzo, dove la sua famiglia gestiva (ed ancora gestisce) una affermata falegnameria specializzata nella costruzione di botti e in genere di strumenti per i lavori agricoli.
La sua famiglia si era trasferita da qualche tempo a San Benedetto di Riccò, per allontanarsi dalla Linea Gotica, pur mantenendo a Sarzana la residenza.
Questa era la ragione per cui Essenzio, che viveva facendo il rappresentante di vernici, tornava periodicamente a Montecavallo per acquistare dall’amico Esperio le provviste alimentari con la carta annonaria.
Accadde dunque che la mattina del 23 ottobre 1944, due partigiani appostati lungo la via dei Mulini, attaccassero e uccidessero due brigate nere che in bicicletta si recavano al Comune, temporaneamente trasferito in quella zona per sfuggire ai bombardamenti.
Immediata scattava la rappresaglia dei fascisti, che incendiavano il Comune perché, così fu detto, da parte dei dipendenti comunali non era stato portato soccorso ad uno dei due brigatisti, che ancora
dava segni di vita.
Ma questo evidentemente non bastava, occorreva pareggiare il conto e perciò,
nel primo pomeriggio, alcuni militi della brigata nera andarono a Montecavallo al negozio di Esperio Baruzzo, che in ritardo sull’orario di apertura, era atteso davanti alla porta dall’amico Essenzio.
Non appena il Baruzzo si presentò per aprire il negozio, i fascisti lo afferrarono per un braccio invitandolo a seguirli, nonostante le proteste del fermato che lamentava la sua innocenza.
Essenzio intanto cercava
di calmarlo gridandogli di star calmo perché la sua estraneità sarebbe stata provata.
A quel punto uno dei militi fascisti prese per il braccio anche Pastine, gridandogli “Ah, non ha fatto niente? Allora vieni anche tu con noi”, e fattili salire su una vettura furono entrambi portati a Sarzana nella caserma della Brigata Nera posta nell’edificio dell’albergo Laurina, un tempo sede della Corte d’Assise.
Qui i due furono trascinati al primo piano, dove vennero interrogati da Adolfo Rocca, capo della brigata nera locale e dal comandante spezzino Aurelio Gallo.
Poi furono picchiati e orribilmente torturati - si disse che ai due poveretti furono asportate le unghie e persino gli occhi - fino a quando, sorretti a braccia, semisvenuti e sanguinanti, furono condotti al vicino pubblico mattatoio dove lo stesso Rocca ne ordinò la fucilazione.
Quello stesso giorno venne catturato e fucilato, sempre al mattatoio, anche un antifascista carrarese, venuto a Sarzana per incontrare il capo del socialismo sarzanese Emilio Zappa.
Lo stesso podestà fascista, Ubaldo Picci, fu quella mattina arrestato su ordine di Rocca, condotto alla caserma del “Laurina” e minacciato di fucilazione, perché, così disse il capo delle Brigate Nere “doveva smetterla di aiutare i partigiani”.
Scampato il pericolo più grave, Picci venne tuttavia condotto a Spezia nella caserma del 21°, dove restò qualche giorno prima di essere liberato grazie all’intervento del presidente della Provincia.
Ad Esperio Baruzzo l’amministrazione comunale ha dedicato l’area verde che si trova a Sarzanello di fronte alla chiesa parrocchiale.
Da "Testimoni del tempo e della storia” di Isa Sivori Carabelli
con la collaborazione di Egidio Banti, Pino Meneghini, Igino Carabelli e Claudio Isoppo
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