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Carlo Cristoni (1924 - 1944) Amministrazione Servizi al cittadino Turismo e cultura Manifestazioni Eventi  English version

Partigiano

Carlo Cristoni nacque a Sarzana il 4 novembre 1924 da Vincenzo, sarzanese, e da Elvira Morchi, di Castelnuovo Magra.
Trascorse la fanciullezza e l’adolescenza nella campagna, ora quasi completamente urbanizzata, di Ghiarettolo, nella frazione di San Lazzaro.
Giunto per lui il tempo del servizio militare, fu arruolato in Marina.

Quando l’8 settembre 1943 fu annunciato l’armistizio, egli si trovava nella base della Spezia, dove fu immediatamente catturato dai tedeschi, quale traditore, come accadde in quel giorno a tanti altri soldati italiani.
Caricato su un camion, con altri prigionieri, venne trasferito nella parte occidentale della Liguria e, da lì, molto probabilmente, sarebbe stato deportato in un campo di concentramento. Ma, nei pressi di Vado Ligure, il giovane Carlo riuscì a sfuggire alla sorveglianza tedesca ed a scappare, rifugiandosi nei boschi dei monti del savonese.

Qui, sulle Rocce Bianche, si unì ai partigiani di Savona ed operò con loro per alcuni mesi sotto il nome di "Diego", in particolare con la brigata “Daniele Manin”, che, dopo la sua morte, venne ribattezzata brigata “Cristoni”.

Molto abile e generoso, era sempre in prima linea e proprio in combattimento trovò la morte, dall’altra parte della nostra Liguria.
Il 29 novembre 1944 anche in quella zona, come in Val di Magra, dai nazifascisti fu operato un vasto rastrellamento, durante il quale si verificarono duri combattimenti tra partigiani e tedeschi.
E proprio in uno di questi scontri Carlo Cristoni fu ucciso e là fu sepolto.

Per molto tempo i familiari non ebbero più notizie di lui.
Soltanto dopo la fine della guerra essi furono informati, da persone di Savona, di quanto era accaduto a Carlo; così poterono recarsi sul luogo della sua sepoltura, prendere le sue spoglie e tumularle nel cimitero di San Lazzaro, nella sua terra natia.
Però nel luogo stesso ove Cristoni combatté e morì, fu eretto un cippo a suo perenne ricordo.

Negli anni Settanta, i cittadini di San Lazzaro gli intitolarono il loro campo sportivo, situato a valle della statale Aurelia: campo sportivo all’inizio, perché, poi, grazie all’impegno dell’Amministrazione civica e di tutto il quartiere, esso si è via via ingrandito, assumendo le caratteristiche e le dimensioni di un vero centro sportivo, al servizio della popolazione ed in particolare dei giovani.

 

Da "Testimoni del tempo e della storia” di Isa Sivori Carabelli
con la collaborazione di Egidio Banti, Pino Meneghini, Igino Carabelli e Claudio Isoppo


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Ultima modifica
22.03.2008
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Marco Arfanotti e Francesco Tacconi