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Antifascimo e Resistenza | |||||||||||||||
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Nell'ottobre 1922, con la marcia su Roma, ci fu la prima formazione di un governo Mussolini, accompagnata da un dilagare di violenze squadriste, ma comunque sancita dal voto di fiducia di una Camera composta in massima parte da deputati non fascisti. Proprio perché non poteva fidarsi della Camera, Mussolini fece votare una nuova legge elettorale e andò a nuove elezioni nel 1924, elezioni accompagnate da brogli e violenze in ogni parte d'Italia e seguite dal gravissimo episodio del sequestro e dell'uccisione del deputato socialista Giacomo Matteotti. Erano segni inequivoci di autoritarismo crescente, ma forse non furono colti sino in fondo. Nel 1925 ci fu il discorso del 3 gennaio alla Camera, in cui Mussolini affermò con chiarezza la sua volontà di affermare una dittatura. Seguirono, a fine anno, le “leggi fascistissime”, poi, a fine 1926, le “leggi eccezionali” (con l'istituzione del Tribunale speciale per la difesa dello Stato ed il ripristino della pena di morte), ed ancora, nel 1928, l'abolizione delle libere elezioni, sostituite da un plebiscito elettorale non più segreto, e su una lista unica predisposta dal Gran consiglio del fascismo. In parallelo a tutto ciò, ci furono le crescenti persecuzioni e violenze nei confronti degli oppositori che non piegavano il capo: al centro, dove molti parlamentari e dirigenti antifascisti furono arrestati, condannati, mandati al confino, mentre altri furono costretti ad espatriare; ed in periferia, dove il controllo di polizia divenne man mano sempre più stretto contro ogni forma di opposizione. La vita, per gli antifascisti e per i democratici, si fece via via più difficile, e Sarzana, dove l’antifascismo - anche per i fatti del 1921, ma non solo - era profondamente radicato, non fece davvero eccezione. Così soprattutto i dirigenti comunisti, l'unico partito che a partire dagli anni trenta decise di operare attivamente in clandestinità nel cosiddetto “fronte interno”, furono perseguitati, e diversi tra loro condannati dal Tribunale speciale.
La guerra di Spagna, dove cadde Ugo Muccini, fu occasione per rinsaldare le fila di un antifascismo spesso disperso, e dilaniato dai propri contrasti interni. Ma fu la tragica decisione di Mussolini di seguire Hitler nell'avventura della guerra mondiale l'evento decisivo per accelerare il tracollo di un regime che pure, a metà degli anni Trenta, godeva di un consenso popolare molto ampio. Il 25 luglio 1943 il Gran consiglio votò una sfiducia di fatto a Mussolini, sostituito la mattina dopo dal maresciallo Badoglio. Ma il peggio doveva venire, con l'occupazione nazista di gran parte del Paese e la costituzione, nelle terre occupate, di uno stato fantoccio guidato ancora da Mussolini (la Repubblica sociale italiana), mentre il re, la corte e Badoglio fuggivano a Brindisi, sotto la protezione delle truppe alleate. Era l'inizio della guerra di liberazione, che sarebbe proseguita sino al 25 aprile 1945. Per molti mesi il cuore della guerra fu la cosiddetta “Linea gotica”, che correva proprio lungo l'Appennino ligure e tosco-emiliano. Sarzana e la Lunigiana si trovarono nell'epicentro della Resistenza, e moltissime furono le pagine di coraggio e di testimonianza scritte dai partigiani di questa terra. Di molti la città di Sarzana ha onorato la memoria e assicurato il ricordo.
Uomini e donne dell'Antifascismo e della Resistenza sarzanese
I luoghi e le date del ricordo
Per capire meglio gli accadimenti
Da "Testimoni del tempo e della storia” di Isa Sivori Carabelli |
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