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Ercole Mario Musetti (1900 -1945) Amministrazione Servizi al cittadino Turismo e cultura Manifestazioni Eventi  English version

Ercole Mario MusettiPartigiano

Ercole Musetti nacque in Gragnana, (provincia di Massa-Carrara) il 26 gennaio del 1900.
Con tutta la famiglia, intorno al 1935, si trasferì a Sarzana per motivi di lavoro.
Infatti la moglie, Ameglia Piccioli, aprì una trattoria in località Olmo, quasi davanti all’odierna azienda marmifera Luciani.

Egli, disoccupato, la aiutava in quel lavoro, ma non ne era completamente soddisfatto, perché il guadagno era appena sufficiente a mandare avanti la famiglia, dove c’erano due figli ancora piccoli da crescere: Antonio ed Evaristo.

Ercole, di idee socialiste, ben presto, entrò a far parte del gruppo antifascista clandestino costituito dai sarzanesi e, successivamente, dopo il 1943, fece parte della brigata Muccini, col nome di "Bosisio".

Con il suo distaccamento si stabilì sulle Alpi Apuane, sopra Carrara.
In quella zona, dove era nato, aveva amici che lo aiutavano ed egli, lì, si sentiva quasi “protetto”.
Naturalmente era in contatto con le altre formazioni soprattutto grazie alle staffette, tra le quali operava già, se pur ragazzina, Anna Lazzarini, che, in seguito, diventerà sua nuora.

Di nascosto, egli veniva abbastanza spesso a Sarzana per incontrare la sua famiglia e, proprio una notte in cui era a casa, in seguito a delazione, fu scoperto.

I “Mai morti”, infatti, andarono nella sua abitazione, lo catturarono e lo portarono al comando delle brigate nere, dove fu trattenuto, con altri sette prigionieri, per alcuni giorni.
Dapprima i fascisti gli promisero la libertà in cambio di informazioni sui partigiani e, per meglio convincerlo, permisero alla moglie di andarlo a trovare.
Poi, quando si resero conto che Ercole non avrebbe mai parlato, lo torturarono, come fecero con tutti gli altri, ma dalla sua bocca non uscì una sola parola.
Allora, assieme ai compagni catturati, illudendolo di portarlo a casa, i suoi carnefici lo trasportarono, su un camion, alla “Croce” e qui trovò già pronto il plotone di esecuzione!

Gli otto giovani furono messi contro il muro di cinta dell’ospedale San Bartolomeo e, senza pietà, furono fucilati di fronte ad un gruppo di persone inorridite, chiamate apposta affinché vedessero che cosa accadeva ai “ribelli”.

Sempre per questo scopo, i loro cadaveri avrebbero dovuto rimanere esposti per 24 ore; per fortuna, almeno ciò non avvenne.

Intanto, Antonio ed Evaristo, i due figli di Ercole, avvisati dell’accaduto, si recarono subito alla “Croce”, ma erano appena giunti dalla parte opposta a quel muro, quando udirono le raffiche delle mitraglie.
Così, giunti sul luogo, trovarono il loro padre già morto.
I due ragazzini, allora, nonostante la loro giovane età (6-8 anni!), sfidando le brigate nere, si fecero prestare un carretto da una signora che abitava lì vicino, vi caricarono il corpo del papà e lo trasportarono nella loro casa dell’Olmo, evitandogli almeno il ludibrio pubblico.

Dopo poco tempo gli furono fatti i funerali, ai quali parteciparono solo gli stretti parenti, in quanto amici e conoscenti ebbero timore di essere individuati e perseguitati, perciò rimasero nelle loro abitazioni.

Il Comune di Sarzana, dopo la guerra, gli conferì la medaglia d’oro alla memoria.

 

Da "Testimoni del tempo e della storia” di Isa Sivori Carabelli
con la collaborazione di Egidio Banti, Pino Meneghini, Igino Carabelli e Claudio Isoppo


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Ultima modifica
22.03.2008
Francesco Tacconi consulente ICTRealizzazione
Marco Arfanotti e Francesco Tacconi