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Mons. Dino Ricchetti (1913 - 1993) Amministrazione Servizi al cittadino Turismo e cultura Manifestazioni Eventi  English version

Mons. Dino RicchettiSacerdote e insegnante

Mons. Dino Ricchetti, nato a Buenos Aires il 14 aprile del 1913 in una famiglia della Val di Vara emigrata in Argentina, non era sarzanese d’origine, ma lo divenne d’adozione.
Visse, infatti, a Sarzana la maggior parte dei suoi ottant’anni di vita e, soprattutto, quasi tutti quelli del suo ministero sacerdotale.

Ordinato sacerdote il 13 marzo del 1937, allo scoppio della seconda guerra mondiale sfollò a Pontremoli, come la famiglia della mistica spezzina Itala Mela, che conobbe e della quale divenne direttore spirituale.

Nel periodo in cui fu costituita la Repubblica Sociale di Salò, don Dino Ricchetti, canonico penitenziere ed assistente degli universitari cattolici di Sarzana, fu deportato in Germania, insieme ad un altro sacerdote sarzanese: don Nilo Greco che, a quel tempo, svolgeva la funzione di vice parroco della cattedrale di Santa Maria Assunta, in Sarzana.

I due sacerdoti, il 15 settembre del 1944, furono convocati al comando tedesco per … informazioni.
In realtà tale convocazione era una trappola. I due, infatti, furono subito arrestati, con l’accusa, pervenuta, peraltro, al comando da fonti anonime, di essere collaboratori delle SAP cittadine.

Dapprima furono condotti a Fosdinovo, dove trascorsero una notte attendendo la fucilazione.
Il giorno seguente, invece, furono trasferiti alla Spezia, nelle carceri di Villa Andreini, dove vissero per cinquanta giorni reclusi, senza poter usufruire neppure dell’ora d’aria.
Successivamente furono tradotti nel carcere di Marassi, a Genova, e da lì deportati, dapprima nel campo di Bolzano, poi ad Innsbruck ed infine nel campo di lavoro di Erfurt, nella parte nord-occidentale della Germania, dove furono utilizzati come sterratori.

Ovviamente don Dino e don Nilo dovettero spogliarsi dell’abito talare e non poterono più celebrare Messa.
Solo dopo tanto tempo, riconosciuti come sacerdoti, poterono dare assistenza spirituale agli altri internati; quindi furono condotti al Consolato generale d’Italia, a Berlino, e da lì furono finalmente liberati, rientrando a Sarzana nel gennaio del 1945.

Nei primi anni del dopoguerra, don Dino fu parroco alla Spezia della parrocchia dei Santi Giovanni ed Agostino e fu proprio in quel periodo che riprese contatti ancora più stretti con Itala Mela, essendo ella sua parrocchiana.
In seguito sarà ancora lui ad avviarne, in sede diocesana, il processo di beatificazione.

Il sacerdote fu professore di teologia e di filosofia nel seminario vescovile sarzanese, del quale, poi, fu rettore dal 1955 al 1965.
Per vent’anni fu anche insegnante di religione al liceo Parentucelli; inoltre, per molto tempo, fu canonico del capitolo della cattedrale di Sarzana, dapprima come prevosto, quindi come arcidiacono, la prima dignità che, dal 1987, manterrà fino alla morte.

Nonostante i numerosi e gravosi impegni, monsignor Ricchetti, uomo di Chiesa e di cultura, scrisse pure pubblicazioni teologiche e filosofiche: alcune riguardano l’esperienza mistica di Itala Mela, mentre in due opuscoli vengono trattati i pericoli e le contraddizioni del liberalismo e del marxismo.

Monsignor Dino Ricchetti, dunque, si può ben definire una delle personalità ecclesiastiche di maggior spicco e levatura intellettuale tra quelle del Novecento a Sarzana.

Egli morì l’8 febbraio del 1993 e, per suo desiderio, fu seppellito vicino ai suoi genitori, nel cimitero di Santa Maria di Godano, un piccolo paese della Val di Vara, nel Comune di Sesta Godano.

In città, dopo la sua morte, si è costituita l’associazione Amici di monsignor Ricchetti che, tra i suoi primi atti, ha chiesto ed ottenuto dall’Amministrazione comunale l’intitolazione della nuova piazza antistante la chiesa di San Francesco.

Da "Testimoni del tempo e della storia” di Isa Sivori Carabelli
con la collaborazione di Egidio Banti, Pino Meneghini, Igino Carabelli e Claudio Isoppo


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Ultima modifica
22.03.2008
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Marco Arfanotti e Francesco Tacconi