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In piazza Vittorio Veneto un cippo, collocato sul limite esterno dei giardini pubblici, di fronte agli edifici dove un tempo sorgeva il cinema Moderno, ricorda il sacrificio di due giovani vezzanesi fucilati in quel luogo dai soldati tedeschi.
I due, che si chiamavano Oreste Viani e Gilio Orlandi, erano cognati e questa è la loro storia.
Orlandi era nato a Vezzano Ligure il 12 ottobre 1908, e dopo aver frequentato la prima classe tecnica aveva prestato servizio militare congedandosi con il grado di
sergente.
Si era quindi occupato come capo operaio alle officine congegnatori elettricisti del nostro Arsenale.
Dopo la caduta del fascismo e il successivo armistizio dell’ 8 settembre aveva evitato ogni contatto con la politica per dedicarsi esclusivamente alla famiglia composta dalla moglie Rina Mani e dai piccoli Rosangela e Orlando.
Il cognato Oreste era nato a Vezzano il 13 settembre 1913 e dopo aver conseguito la licenza elementare aveva trovato lavoro presso l’Arsenale dove faceva il capo operaio bobinatore, ma ben presto, avendo rifiutato di iscriversi al partito fascista, aveva dovuto rinunciare a quel posto per andare a lavorare a Livorno.
Nel frattempo aveva sposato Solidea Badii, dalla quale aveva avuto una figlia di nome Rosanna.
Dopo l’8 settembre aveva aderito al movimento di liberazione del Paese, e come partigiano si era distinto in alcune rischiose imprese armate.
Quest’ultimo particolare è sicuramente da collegare al suo arresto, frutto con tutta probabilità di delazione, avvenuto nei primi giorni del febbraio 1944, mentre si trovava al piano di Vezzano insieme a Gilio.
I due cognati, condotti in un primo tempo al carcere di Sarzana vennero successivamente trasferiti alla caserma del 21° Reggimento Fanteria a Spezia e lì inseriti, nonostante non fossero prigionieri particolarmente temibili (certamente non lo era l’apolitico Orlandi), nella lista dei cosiddetti “fucilandi”, di quelli cioè il cui nome si trovava fra quelli da giustiziare in caso di rappresaglia.
Accadde che il 20 febbraio, durante il tentativo operato da una squadra di partigiani, di catturare uno squadrista sarzanese abitante in Portoia, nel centro storico, un soldato tedesco rimase ucciso ed un secondo ferito.
Il comando di piazza a Sarzana annunciò immediatamente con un
bando l’anticipazione del coprifuoco alle ore 18 con l’avvertenza che le persone che dopo questo orario fossero state trovate fuori della propria abitazione sarebbero state immediatamente arrestate.
Ma non bastava evidentemente perché nel pomeriggio del 23 febbraio soldati tedeschi e militi di Salò, dopo aver bloccato le strade della città, spinsero i passanti, gli abitanti del centro e i lavoratori giunti col treno alla stazione, verso piazza Vittorio Veneto, dove si stava radunando un gran numero di persone, sorvegliate ai quattro lati della piazza dai militari che le tenevano sotto tiro con le armi puntate.
Ad un certo punto dalla stradina laterale al cinematografo (oggi via Marinai d’Italia) avanzò un plotone di soldati con al centro due giovani in abiti borghesi, Viani e Orlandi, che furono subito bendati e legati ai due paletti già piantati a terra di fronte al teatro.
Mentre la gente ondeggiando si ritirava terrorizzata, il plotone di esecuzione si schierò davanti ai due poveretti e poco dopo i presenti udirono il fuoco dei fucili crepitare.
Dopo la scarica, si sentiva nel silenzio ancora un flebile lamento provenire da uno dei due.
L’ufficiale tedesco che comandava il plotone si avvicinò al corpo dell’agonizzante e con un colpo alla testa lo finì.
Subito dopo il comandante, in un discreto italiano, spiegò alla folla atterrita e piangente, che si trattava di una rappresaglia dovuta all’uccisione di un sottufficiale della Wermacht avvenuta tre giorni prima e che solo grazie ai buoni rapporti esistenti con la popolazione sarzanese erano stati fucilati soltanto due ribelli e non dieci come era previsto dalle leggi di guerra.
Da "Testimoni del tempo e della storia” di Isa Sivori Carabelli
con la collaborazione di Egidio Banti, Pino Meneghini, Igino Carabelli e Claudio Isoppo
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