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Paolo Diana (1900 - 1921) | |||||||||||||||
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Nella parte interna del muro di cinta del cimitero sarzanese, nella zona vecchia, di lato al cancello dell’entrata principale, sopra il tumulo ove fu sepolto Paolo Diana, è stata posta una lapide in marmo, ormai sciupata dal tempo. Su di essa sono state scolpite - sia pure con tono aulico e certo non rispondente ai fatti - le poche notizie che si sanno di questo giovane militare, sepolto lì, lontano dalla sua terra d’origine.
Fu così che si trovò coinvolto, quasi per caso, nella sparatoria scatenatasi la mattina del 21 luglio nel piazzale della stazione cittadina. Egli, proprio quel giorno, era di ronda per le vie della città con tre suoi soldati: incontratili, il capitano dei carabinieri Jurgens, - che temeva giustamente di aver pochi uomini a disposizione per fermare gli oltre cinquecento fascisti in arrivo col treno da Carrara – ordinò loro di aggiungersi ai carabinieri in servizio di ordine pubblico. E il giovane caporale, schierandosi in prima fila all’imboccatura del viale che dalla stazione conduce in città (allora viale Garibaldi), fu proprio la prima vittima della sparatoria. Furono infatti alcuni fascisti ad aprire il fuoco per primi, ed una pallottola lo colse in fronte. Ferito gravemente, morì il giorno seguente all’ospedale di San Bartolomeo, dov’era stato trasportato. Il sacrificio di questo giovane “eroe per caso” colpì i sarzanesi. A parte la lapide, eretta sul suo tumulo negli anni stessi del fascismo (e quindi molto sfuggente sulla reale dinamica dei fatti), a Paolo Diana è stata intitolata una strada nella zona dell’Olmo: quella che da via Cisa vecchia conduce alla nuova variante Cisa.
Da "Testimoni del tempo e della storia” di Isa Sivori Carabelli |
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