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Adolfo Sabbadini (1883 -1972) | |||||||||||||||
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Adolfo Sabbadini era nato a Sarzana l’8 novembre 1883. Il primo impegno di Adolfo non ancora ventenne si sviluppò nell’attività di volontariato sociale, essendo tra i promotori dell’unificazione fra la Misericordia e la Olmo da cui nacque la benemerita Pubblica Assistenza di Sarzana. A 18 anni si iscrisse al partito socialista del quale divenne ben presto uno dei dirigenti. Sabbadini fu uno dei protagonisti assoluti delle drammatiche giornate del luglio 1921, quando la città venne più volte aggredita dagli squadristi della Toscana. In quello stesso periodo l’esponente socialista viene condannato a tre mesi di reclusione per minacce a pubblico ufficiale, per aver affermato, rivolto ai banchi della minoranza di centrodestra, che se il fascismo avesse attaccato Sarzana, loro sarebbero stati “i primi ad essere sacrificati”. Con questi precedenti si capisce perché nel febbraio del 1923 Sabbadini insieme all’amico e compagno Emilio Zappa viene arrestato e tradotto in barca all’isola Palmaria insieme a qualche altra decina di sovversivi. Dopo la liberazione del paese Adolfo Sabbadini è eletto consigliere comunale alle amministrative dell’aprile 1946 e quindi il 21 novembre 1947 viene chiamato a ricoprire la carica di assessore, che manterrà fino alla metà degli anni Sessanta. E’ in questo periodo che l’ormai anziano amministratore socialista torna ripetutamente sulla necessità che a Sarzana nasca, in sostituzione dell’antico “ospizio di mendicità”, una moderna casa di riposo per anziani, che dia loro una vita dignitosa ed attiva. Quella casa ora esiste ed è intitolata proprio a lui, al grande vecchio dalla figura sottile e allampanata, simbolo per più di mezzo secolo dello stesso socialismo sarzanese. Ritiratosi a vita privata nel gennaio 1965, Sabbadini morirà a Sarzana il 26 marzo 1972, non prima però di aver subito un’odiosa discriminazione. Infatti la Commissione Centrale inspiegabilmente gli negò la qualifica di “perseguitato politico” dal fascismo, fatto questo che lo amareggiò molto.
Da "Testimoni del tempo e della storia” di Isa Sivori Carabelli |
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