 |
Nell'anno 177 a.C. il Senato romano decretò l'invio di un contingente di 2.000 coloni nella pianura del basso corso della Magra.
Gli scopi erano molteplici: premiare i veterani reduci da tante guerre, rendere produttiva una ancor malsana pianura e quindi far affluire nella capitale, in rapido incremento demografico, una gran quantità di derrate e infine creare una base di partenza per l'attacco ai Liguri e alle Gallie.
Urgeva appunto il potenziamento di una base contro i Liguri non ancora vinti, che si annidavano nei fianchi boscosi del Monte Carpione (la sconfitta del Console Q. Marcio Filippo era ancora ben presente nella memoria).
"Secondo T. Livio, ogni colono ebbe in assegnazione 51 iugeri e mezzo di terreno e, considerando ogni iugero pari a metri quadrati 2.527, ogni lotto corrisponde a più di 13 ettari: in complesso quasi la metà dell'attuale provincia della Spezia."
Tale superficie sembra sproporzionata alle possibilità di una famiglia: la coltivazione di un podere così vasto presenterebbe non poche difficoltà anche oggi, pur con i mezzi meccanici disponibili e le tecniche avanzate.
Questo risulta ancor più vero se facciamo il paragone con altre distribuzioni di terre di cui si ha notizia.
Riporto dal Promis:
5 iugeri furono assegnati a Parma, 7 a Veio, 8 a Modena, 10 nel meno fecondo agro di Saturnia.
Pensare che un copista abbia commesso un errore di trascrizione? Fatto possibile: 5 iugeri e mezzo sarebbe una misura consona con le altre.
Il Promis giustifica questa eccessiva superficie:
"Trattavasi di terreno scoglioso e sterile perché, stando a questa divisione basata sull'equità, 10 iugeri sarebbero bastati a un colono mandato a Lucca" [cioè in una zona più fertile].
Se l'osservazione può essere valida per le Alpi Apuane, terreni idonei al pascolo, non è certamente accettabile per la pianura che, pur tra le piccole, non era però trascurabile né meno fertile.
E poi, perché i coloni dovevano accettare terre tanto aspre e difficili invece che quelle ben più redditizie della pianura? Si è indotti a pensare che la divisione in lotti di 51 iugeri e mezzo non si riferisca alla pianura, cioè all'immediata periferia di Luni, ma alle colline, sia verso l'attuale zona del carrarese che a quelle che fanno contorno al golfo delle Spezia, nonché alle medio-alte valli della Magra e della Vara.
Forse il senato romano pensava al futuro: l'insediamento stabile nella zona di famiglie avrebbe dato origine ad altri nuclei familiari con il conseguente frazionamento della terra e la romanizzazione di tutta la zona.
Si costituirono così delle mansiones (fattorie) con al centro il caput mansi che prese il nome da una famiglia nobile romana o da quello di un generale che si era distinto in battaglia.
Di questi nuclei, alcuni esistono ancora attualmente: Sarzana, Vezzano, Trebiano, Albiano ecc.; altri hanno avuto una vita più breve e sono scomparsi durante le invasioni barbariche o in seguito per altri eventi: Barbazano, Balognano, Fabiano, ecc.
La conquista completa della zona avvenne a causa della pace conclusa dai Liguri Padani con i Romani.
Per questo motivo non fu difficile al Console M. Marcello occupare militarmente il tanto conteso Carpione ( 155 a .C.).
Scrive il Gonetta:
"Era una vera specialità del Lunense lasciare a molti luoghi della contrada il nome de' suoi cittadini; nome che quindi rimaneva a paesi che vi sorgevano; tanto più che avean contribuito a fondarli o a ristorarli e ristabilirli, se già distrutti o ruinati dalle armi de' loro antecessori.
Evidentemente di nome romano sono fra noi da circa quaranta paesi, quali sarebbero: Sarzana (Sarzano), Sarzanello, Falcinello, Ameglia, Montemarcello, Barbazano, Trebiano, Vezzano, Metiliano, Ponzano..."
Sul cadere della repubblica romana e il sorgere dell'impero, il territorio lunense venne aggregato a quel di Lucca e una famosa tavola di bronzo scoperta a Valeja [Velleia], trasferita al museo di Parma e chiamata Tavola Alimentaria di Trajano, a modo di esempio, riporta come segue l'origine del nome di buona porzione de' riferiti luoghi.
- Fundum Aemilianum - Ameglia - da Marco Aemilio Scauro
- Fundum Vettianum - Vezzano - da Caio Vettio Secundo
- Fundum Valerianum - Valeriano - da Publio Valerio Ligurino
- Fundum Papirianum - Ceparana - da Papirio dictatore
- Fundum Pontianum - Ponzano - da Cajo Pontio Ligo ...
Il prof. Ambrosi scrive:
Sicure tracce della vita romana anche nella zona di Lerici sono attestate da alcuni nomi di fondi prediali che dalle immediate vicinanze del centro si stendono in limitata zona verso la collina.
Il primo è "Carbog" che oggi rappresenta l'estrema propaggine urbana verso la campagna, nelle immediate vicinanze del bivio di Fiascherino.
E' il preciso ricordo di un personale molto noto nel mondo romano tratto da Carbo, da cui anche i Papiri Carbones e lo stesso edictum Carbonianum.
Più in alto, a contatto con la Serra, Verazzano, è il continuatore di un altro fondo originato da Veratius (documentato da C. Veratius Quadratus)."
Anche il sarzanese Bonaventura De Rossi sostiene questa tesi, rifacentesi anche al famoso umanista suo concittadino Antonio Ivani.
"Nella maggior altezza del Promontorio Lunense, detto Caprione, sopra e dirimpetto alla città di Luni vedesi Castello Marcello da Marcelli edificato et alle radici del medesimo Promontorio Ameglia fabbricata dagli Emilii, Trebiano da' Trebii (uno di questa famiglia fu Edile del Popolo Romano e si nomina da Plinio al libro 18), Balbaziano da Balbii, Fabiano da Fabii, ..."
E più avanti:
"E della medesima opinione è stato ancora Antonio Ivano nostro sarzanese, huomo nobile e molto erudito in una delle sue latine epistole scritta a Nicolò Michelozio Fiorentino li 13 Novembre dell'anno 1476, che comincia con le parole: E' venuto Strozzi tuo concittadino ... ove nel dargli ragguaglio d'un contraddittorio havuto con certo genovese, inviato dalla Repubblica da queste parti per differenze che vertivano [sic] allora fra gl'huomini dell'Ameglia e della nostra comunità di Sarzana, intorno alle proprietà de' nomi di queste nostre Terre e Castella, accorda ancor esso che abbiano dedotto propriamente il loro nome da cittadini e famiglie antiche romane.
In lunensi agro - così scrive l'Ivano - nonnulla extant oppidula, quae vel a civibus vel a familiis romanis nomen videntur suscepisse, ut Mons Marcellus, Balbatianum, Pontianum, Bibola. (Nell'agro lunense si trovano parecchi abitati che sembrano aver preso il nome da cittadini o da famiglie romane, come Monte Marcello, Balbazano, Ponzano, Bibola)."
In altra lettera, sempre riportata dal De Rossi, l'Ivani termina (tradotto):
"Queste famiglie e nomi di cittadini romani appaiono presso gli antichi scrittori. E non stimo assurdo credere che i Romani, imperanti su tutta la terra, abbiano avuto privatamente nell'agro lunense ville e poderi chiamati con i loro nomi o con quelli delle loro famiglie, come erano usi fare".
Da "Appunti per una storia di Sarzana" di Ennio Callegari
|
 |