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Bocca di Magra | |||||||||||||||
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Si scende quindi per Bocca di Magra, la Bocca dei ricchi signori (cercate le ville in via dell’Angelo e lungo tutte le strade) degli intellettuali, degli artisti, da Montale a Vittorio Sereni, Elio Vittorini, Giulio Einaudi, Marguerite Duras, Luciano Bianciardi, Franco Fortini, Renato Birolli, tutti li ricordano e ne parlano. All’inizio del lungo mare si impone all’attenzione un busto marmoreo sul muro di una casa oggi in rifacimento, fino a qualche anno fa in abbandono, semplice, con un bel pergolato davanti. Una targa del LAB ricorda Vittorio Sereni e lo scritto in cui parla dell’attraversamento del fiume, allora possibile solo in barca, come di un’iniziazione, del trapasso da un mondo a un altro. C’era anche Cesare Pavese e le sue ultime lettere da Torino prima del suicidio sono per la Pierina che aveva conosciuto qui e con la quale aveva ballato. Ne parla Marguerite Duras nel suo romanzo Il marinaio di Gibilterra.
A Bocca di Magra compaiono, dietro una cancellata, i resti di una villa Romana che vennero alla luce durante la seconda guerra mondiale, quando i Tedeschi costruirono opere di fortificazione per impedire l’avanzata americana.
Da "I percorsi d'arte più belli e più segreti della Val di Magra e della Terra di Luni" |
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