Stemma Comune di Sarzana

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Pianta Castelnuovo Magra (Disegno di Roberto Ghelfi)

  1. Area del Castrum
  2. Palazzo Cornelio, sede comunale ed Enoteca pubblica
  3. Giarddino Ferrari con ninfeo (Privato)
  4. Oratorio
  5. Cinta fortificata rilevata da Matteo Vinzoni
  1. Sella controllata dal castello dei vescovi di Luni ed attraversata dalla strada che risale il crinale in direzione della Lunigiana interna. A questo promontorio maggiore si contrappone quello minore, affacciato direttamente sulla piana di Luni ed occupato dalla chiesa di Santa Maria Maddalena. La formazione di via Dante; la strada principale del centro storico, ricca di palazzi settecenteschi con giardino, sembra essere successiva alla fase iniziale del borgo, probabilmente originata da due nuclei.

I tornanti tra gli olivi poco a poco svelano l'alto campanile del borgo, e due putti che compaiono dietro il muro di cinta del Giardino Ferrari che cela un ninfeo e altri incanti.
All’ingresso un’Immacolata in marmo bianco di Carrara sporge da una nicchia sorridendo verso la vallata e il mare.
La posero nel 1740 i Castelnovesi, grati per lo scampato pericolo da un’incursione di briganti scrivendo, nel basamento Tota es pulchra “Sei tutta bella” e su un elegante cartiglio Protinus effuggiunt hostes te nostra tuente limina sint igitur Virgo dicata tibi homines Castrinovi ex devotione posuere. Anno Dni MDCCXL “Subito fuggono i nemici se tu ci proteggi: siano pertanto dedicati a te i confini. Gli uomini di Castelnuovo posero per riconoscenza”.

Così si insinua in chi legge il fascino di questo borgo dove tutto appare composto, lustro, di una bellezza struggente e ritrosa.
Le sofferenze, le lotte, le miserie dei secoli passati sembrano non siano esistite: l’armonia regola i rapporti tra la natura e le architetture, tra le persone e il loro ambiente, tra la realtà e i sogni.
Dalla piazzetta si può osservare il panorama della pianura reso ancora più suggestivo dalle sinuosità del Canale Lunense attorno al quale sono sorti gli abitati di Molicciara e di Colombiera.
Una vera e propria contaminazione fra il paesaggio agrario ridisegnato sopra la partitura, più antica, della centuriazione augustea ed il paesaggio contemporaneo, suburbano nelle forme e nei contenuti, non privo di fascino grazie alla linea azzurra dell’acqua che scorre fra le case, indifferenti al suo passaggio.
Nel 1869 il Cavalier Filippi intraprese un’attività industriale per la produzione dei mattoni e realizzò una cava di argilla ancora visibile a ridosso di un ciglio alluvionale molto accentuato sul quale si formò l’asse generatore dell’abitato di Molicciara dove hanno l’atelier gli artisti Enzo Bartolozzi e la coreana Cho YoungJa.
Oggi la cava ottocentesca è stata bonificata e al suo posto si trova un piccolo lago.

Castelnuovo, il Castrum Novum citato nel 1203 dal Codice Pelavicino, divenne nel 1274 residenza dei Vescovi di Luni: Enrico da Fucecchio vi fece costruire una gran torre e una splendida dimora.
Qui, il 6 ottobre 1306, Dante, allora ospite di Franceschino Malaspina a Mulazzo, firmò in qualità di procuratore, l’atto di pace tra i fratelli Moroello Franceschino e Corradino Malaspina e il Conte Vescovo Antonio da Camilla per porre fine, è scritto nell’atto, alle guerre e odi, donde seguirono omicidi, ferite, stragi, incendi, saccheggi, danni e pericoli d ‘ogni sorta, così che la provincia lunense è stata in varia maniera straziata... per il soverchiante potere del demonio.
Era lui dunque che aveva indotto i Malaspina a occupare i castelli della Brina e di Bolano, come già si è detto!
Di tutto questo rimane memoria nelle celebrazioni che si effettuano ogni estate la quarta domenica di agosto.
Ma non si ricordano più le dominazioni dei Malaspina, dei Pisani, dei Lucchesi, dei Visconti, dei Campofregoso e di tutte le devastazioni e guerre conseguenti fino all’entrata nell’orbita della Serenissima.

Profilo di Castelnuovo Magra (Disegno di Roberto Ghelfi)

L’oblio avvolge il borgo che si stende lungo quattro vie parallele sul crinale del Colle, nel segno della bianca figura femminile che accoglie all’ingresso, e torna poi nelle splendide Maestà che proteggono dai muri.
Limina sint dicata tibi (i confini siano dedicati a te); il limen, il confine del paese ma anche quello dell’orizzonte, cui guarda l’Immacolata dell’ingresso, e il confine tra ciò che è reale e ciò che è immaginazione, tra il mondo dei vivi e quello in cui la fede cristiana induce a sperare.
La Vergine protegge i confini, e la Chiesa è titolata alla Maddalena; le due figure femminili che esprimono simbolicamente l’umanità nei suoi aspetti di misericordia e di colpa.
Sul bel portale della Chiesa, cui si arriva dopo una scenografica scalinata, è scritto Poenitentes diligo, “Amo chi si pente”.
La chiesa, costruita ai primi del secolo XIII, fu ampliata alla fine del ‘600 da Don Angelo Ferrari, e fu abbellita, anzi, arricchita, secondo la tradizione, con colonne di marmo provenienti da Luni.
La figura della Maddalena insieme a Bartolomeo Tonarelli rettore della Chiesa spicca tra portali barocchi e angeli in una lunetta del 1642.
La Chiesa fu ampliata e varie volte restaurata.
Con orgoglio è scritto sulla facciata Questo tempio costruito dai nostri antenati ampliato e decorato nel 1818 restaurato nel 1843 e nel 1984.

Anche nella prima metà del XIX secolo si volle raffigurare la Maddalena: sulla facciata sinistra c’è un grande bassorilievo della donna penitente, che poi ritorna in molte Maestà lungo la via.
Nel muro del palazzo d’angolo un Cristo in pietà, del 1604, posto sul Mons Pietatis Castrinovi, sembra essere l’oggetto del suo dolore.

Castelnuovo va percorsa con calma, nelle sue quattro strade parallele comunicanti tra loro con brevi archivolti, tanto che una, affascinante quanto le sue ombre, si chiama via dei Sottoportici.
I bei palazzi delle vie esterne danno su giardini per lo più settecenteschi, costruiti su preesistenti orti, protetti da alte mura, talvolta con eleganti e articolate porte di accesso da cui fuoriescono profumi di limoni e foglie di palme, cipressi o altri alberi preziosi, che furono, nel 1700, posti accanto ai lecci e agli olivi.
Castelnuovo è unica per la fioritura di case signorili con giardini anche pensili decorati con sculture e ninfei, che create nel 1700 durante la ristrutturazione del vecchio borgo, diedero vita all’attuale via Dante Alighieri.
La quale ha l’aspetto di una via di città.
Tutte e quattro le vie collegano la Chiesa alla Piazza della Querciola, cosiddetta per la presenza di una grande quercia, dove sorgeva la residenza dei Vescovi diventata nei secoli XV e XVI fortezza militare.
Dell’importante struttura muraria rimangono solo la quadrangolare Turris Magna e una più piccola torre circolare che si ergono sullo sfondo della piazza, oggi sede di manifestazioni culturali e folcloristiche.
Una scultura dell’artista contemporaneo Nardo Dunchi guarda l’orizzonte, una lapide ricorda la pace di Dante.
Sulla piazza si affaccia l’edificio della Società di Mutuo Soccorso decorato da una lastra di marmo, con le due mani che si stringono in segno di solidarietà e la scritta Ai martiri del lavoro / il memore saluto / che augurio sia / di sociale giustizia / anno 1906 / i lavoratori di C.N.M.
Una formella del LAB ricorda l’innamoramento di Mario Soldati per Castelnuovo e il generale Tognoni che produceva ottimo vino.

“Assai curioso e singolare, unico del suo genere in tutto il territorio lunigianese, è il vigneto murato che si trova a Castelnuovo sul colle dirimpettaio al castello vescovile.
Si tratta di un recinto murato sorretto da grandi strutture in pietra, in parte cadenti, che contiene all’interno, organizzato su più livelli, un vigneto.
Singolare è la nobiltà dell’insieme.
Si accede mediante un cancello fiancheggiato da pilastri eleganti, con cornici in cotto, e forse sormontati da qualche fastigio, oggi perduto.
Al centro dello spazio diviso in ampie terrazze, sorrette da mura, si trova una scala a doppia rampa, con sottostante ninfeo, segno della presenza dell’acqua di cui abbonda la collina castelnovese, ma anche della singolare cura che i proprietari, forse i Lazzotti, dedicavano al sito.
Sullo spigolo orientale del recinto è stata apposta una pregevole Maestà dedicata alla Vergine, fiancheggiata da due orecchioni in marmo, che sorreggono un fastigio di copertura.
Non si hanno notizie di questa struttura, che viene trascurata e mimetizzata dal paesaggio agrario circostante, ma è quanto meno singolare che il vescovo Enrico da Fucecchio costruisse, proprio a Castelnuovo un recinto murato per contenere le viti.
Le strutture murarie richiamano, più che il medioevo, il grande risveglio economico, che caratterizzò la terra castelnovese nella seconda metà del secolo XVIII, ma è assai singolare che si sia mantenuta la tradizione antica dell’orto murato.” (R.G.).

Orto murato di Castelnuovo (Disegno Roberto Ghelfi)E poi palazzi, giardini, orti: uno stemma abraso con la scritta: Romedio Castagnino per devotione sua pose nel 1685 e sul muro di cinta di un orto, in pietra viva, una Madonna addolorata e due Santi datata 1657, posta da Hieronima Isabella Pucci.
Lungo via Roma appaiono Maestà quasi tutte in collocazione originaria e giardini che fanno sognare; in via Dante, muovendo lo sguardo dalla pavimentazione in arenaria ai portali agli stemmi alle Maestà ai palazzi, che sappiamo affrescati e con grandi scalinate in marmo, incontriamo i mascheroni che decorano il Palazzo Ferrari.
Se è possibile gettarvi dentro lo sguardo si vede la scritta assai beve chi poco beve sulla porta della cantina dove i contadini consegnavano i vini.
Tra i palazzi, Fazi-Tonarelli, Ferrari, Amati, Du Jardin, Pucci, l’unico in qualche modo visitabile è il Palazzo Amati Ingolotti, sede del Comune, costruito alla fine del secolo XVIII con affreschi del massese Pietro Bontemps del secolo XIX.
Ha scalinate in ardesia e pavimenti in ardesia e marmo, e un giardino pensile da cui si possono vedere la valle dei frantoi e dei mulini azionati dalle cascate del torrente Bettigna, Ortonovo, Nicola, il mare.
Il giardino si apre ogni estate per una celebre rassegna cinematografica.

Nella cantina, la parte più antica del Palazzo, si trova l’Enoteca Pubblica della Liguria e della Lunigiana, associazione di Enti pubblici e produttori privati, costituita nel 1996, allo scopo di avviare un’attività promozionale dei prodotti enologici e gastronomici locali.
Al suo interno c’è una esposizione dei principali vini DOC della Liguria e della Lunigiana e vi si svolgono manifestazioni enogastronomiche.
Ha sale voltate e pavimenti in arenaria: di notevole interesse sono le tine, vasche settecentesche in marmo di Carrara per la conservazione dell’olio di oliva.
Nel periodo invernale è aperta solo nei fine settimana, in estate tutti i pomeriggi e durante le serate in cui nel Giardino Comunale si svolgono manifestazioni culturali.

Nella piazza antistante il Comune recentemente ampliata, che comunica con la via Dante e la Chiesa attraverso un archivolto tutto dipinto dai ragazzi di Castelnuovo, spicca una Maestà ispirata a un dipinto che si trova nella Chiesa, del secolo XVIII, di autore ignoto.
È inserita in una edicoletta moderna con colonnine in marmo bianco e reca la scritta Ovunque salvaci A.D. 1948.
Non è l’unica ispirata alle immagini della Chiesa.
In via Veneto 62 c’è una Madonna di Loreto con un pesante mantello ispirata al quarto altare destro.

La Chiesa è la più ricca della Bassa Val di Magra, degna del capoluogo, piena di opere molto belle.
E' viva, con i segni di una pratica liturgica fatta di oggetti amati, cestini per le spighe di grano, messali, pile di libri, basamenti delle statue per le processioni, sfilze di abiti bianchi ricamati appesi nell’oratorio adiacente alla Chiesa e visibili attraverso la grande vetrata di separazione.
Gli altari esibiscono la ricchezza il potere e la fede delle famiglie di Castelnuovo: sono quattro per ogni navata.
Va subito menzionata la Crocifissione del fiammingo Peter Brueghel il Giovane, posta nella prima cappella di sinistra, dipinta su cinque tavole di rovere.
Dono di privati alla Chiesa, è una delle parecchie copie della Crocifissione del celebre Peter Brueghel il Vecchio padre dell’autore andata dispersa.
La scena si svolge in un’ambientazione nordica, calata in un momento di vita quotidiana del ‘600.
Colpisce la presenza di una quarta croce che simboleggia forse lo stato di sottomissione del popolo fiammingo alla dominazione spagnola.
Il dipinto fu rubato nel 1979 e poi recuperato: la vicenda è raccontata negli articoli di giornale appesi sotto al quadro.
Sempre nella prima cappella a sinistra una bella pala con Madonna del Rosario e Santi di Giacomo Grandi di Carrara, datata 1717.
Sul secondo altare sinistro, una tela del XVIII sec., dedicata al patrono San Fedele, possiede valore documentario, grazie alla veduta settecentesca di Castelnuovo Magra dipinta sullo sfondo.
Dietro questo altare, detto dei Santi, sono conservate 72 reliquie nei loro preziosi contenitori, capolavori dell’oreficeria appartenenti a epoche diverse, mostrate ai fedeli il giorno dell’Epifania.
Tra queste spicca un pregevole busto reliquiario della Maddalena in argento opera di un orafo genovese del XVIII sec.
E dopo un altare con la Madonna del Suffragio, nell’ultimo a sinistra, quello della famiglia Pucci, inserita in una ricca decorazione marmorea voluta da Hieronyma Isabella Cecchinelli Pucci nel 1724, una Madonna col bambino e Santi di Camillo Pucci (1802-1869) che studiò a Torino e a Firenze, affrescò la Chiesa chiavarese di Nostra Signora dell’Orto e il presbiterio della Cattedrale di Sarzana.
E un artista che ricerca un purismo di stile cinquecentesco e che affascina con la perfezione del disegno e la silenziosa compostezza delle figure.
Nella navata destra tele con Madonna e Santi e una piccola Crocifissione in marmo di Francesco e Bartolomeo del Mastro.
Nel quarto altare, della famiglia Basterotti, una Madonna di Loreto troneggia tra angeli e fregi di marmo.
Il presbiterio riserva le sorprese più belle.
Un altare imponente a marmi policromi, con tabernacolo disegnato da Matteo Vinzoni nel secolo XVIII impreziosito da una porta cesellata d’argento, regge una Immacolata del 1595 donata alla Chiesa da Martino Vivaldi.
Dietro a lei si innalza il Crocifisso e sullo sfondo, nella parete del presbiterio, appare una grande Virgo puerpera con il bambino sulle ginocchia.
La grande cornice con putti e volute fu commissionata da Angelo Ferrari nel 1699, come dice l’elegante scritta posta come un nastro tra le foglie di marmo.
La Madonna, come la Maria Maddalena e il San Giovanni Evangelista che si trovano in due nicchie alla sua sinistra e a destra, sono opera di Francesco del Mastro che lavorò a Castelnuovo nel 1538-39.
Forse le sculture facevano parte del progetto di un’ancona unica, come quelle che già abbiamo visto.
Sotto a loro è scritto: Has statuas F. curavit propris expensis huius ecclesiae rector anno Domini MDXXXIX. “Queste statue fece eseguire a proprie spese il rettore di questa chiesa nel 1539”.
Sul lato sinistro del presbiterio è murato un piccolo tabernacolo a parete eseguito da maestranze carraresi del secolo XVI.
Tende drappeggiate si aprono sul tabernacolo che ha foglie di acanto, teste di angeli e sportello originale in ottone con l’immagine del Cristo in pietà e la scritta Oleum infirmorum dopo la sua trasformazione in tabernacolo per la conservazione degli olii benedetti per i malati.
Vi sono ancora alcune tele attribuite una volta al Fiasella e una bella Crocifissione anch'essa attribuita al Van Dyck.
Si tratta di copie probabilmente riconducibili a scuole genovesi, e che sono tuttavia piene di un loro autentico fascino.

L’Oratorio dei Rossi o del Santissimo Sacramento si trova proprio a fianco della Chiesa.
Sull’altare si conserva il Crocifisso ligneo che, come vuole la tradizione, venne sottratto nel 1495 da alcuni soldati castelnovesi alle retrovie dell’esercito del re di Francia Carlo VIII e che è collocato su un ricco altare decorato dal ferrarese Isidoro Baratta.
Campeggiano grandi tele, lo Sposalizio della Vergine, attribuito al Fiasella erroneamente, un San Gerolamo e Santa Famiglia dell’ambiente di Pompeo Batoni del sec. XVII e un Compianto sul Cristo di scuola toscana del secolo XVIII.

Sotto alla Chiesa, nel cuore del Borghetto, si trova l’Oratorio dei Bianchi con la sua movimentata ed elegante facciata barocca gialla e bianca del secolo XVI.
Non è visitabile, altro che in occasioni particolari e nelle feste religiose: ha preziosi scranni in noce nel coro ligneo.

Lasciamo Castelnuovo, rileggendo le parole di Mario Soldati e ne portiamo con noi l’aria pulita, l’oblio.
Il visitatore si addentra sorpreso nei vicoli e nelle piazzette deserte; sosta davanti ai palazzi secenteschi, chiusi ma vivi dentro, come dimostrano i massicci portoni e le potenti inferriate dipinte di fresco; ammira la nudità incorrotta delle antiche pietre; ascolta l’alto, riposante silenzio della campagna intorno.
Gli si allarga il cuore
.
(da Vino al vino, Mondadori, Milano, 1976)

 

Da "I percorsi d'arte più belli e più segreti della Val di Magra e della Terra di Luni"
di R. Ghelfi e C. Sanguineti - Edito da Agorà Edizioni e LAB Laboratorio d'Arte Contemporanea Lunigiana


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Ultima modifica
22.03.2008
Francesco Tacconi consulente ICTRealizzazione
Marco Arfanotti e Francesco Tacconi