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Pianta Montemarcello (Disegno di Roberto Ghelfi)

  1. Chiesa di San Pietro
  2. Piazza XIII dicembre

La forma di Montemarcello dipende dal pianoro sul quale è stato costruito: un modesto rilievo circolare dalla sommità pianeggiante facilmente accessibile da quattro punti. L’andamento dei vicoli suggerisce la presenza di un insediamento dagli assi regolari avvolto da sviluppi successivi. Il segno tratteggiato, che indica il percorso che facciamo per raggiungere la chiesa parrocchiale titolata a San Pietro apostolo sembra aggirare l’impianto generatore dell’insediamento.

Montemarcello: a molti liguri non è caro questo nome che ricorda la vittoria del console Marcello sui Liguri.
Ma l’amarezza del nome contrasta con la bellezza del paese amato da Indro Montanelli, Natalia Aspesi e moltissimi intellettuali e artisti che qui si aggirano ogni estate soprattutto in occasione dell’appuntamento di giugno alla Marrana dove Grazia e Gianni Bolongaro offrono nella loro tenuta importanti eventi di arte contemporanea che hanno visto la partecipazione di artisti celebri, da Kounellis a Kossuth.

Si lascia l’auto nella piazzetta che accoglie con cartelli sulle varie escursioni a piedi (che si raccomanda di fare) a cura della Federazione Italiana Escursionismo; si sale per una stradina che sfocia di fronte a una casa rossa con mole di mulino in pietra e maestà di marmo bianco e a destra troviamo la consueta porta ogivale vescovile con Maestà.

Il mattonato ci porta tra stipiti di vecchie porte e negozi d’altri tempi alla chiesa titolata a San Pietro.
La piccola chiesa riserva sorprese: è colma di opere preziose.
Subito nella cappella, a sinistra, una bellissima Madonna lignea del rosario incastonata nel muro, di fronte a un trittico del ‘400 recentemente ricomposto e restaurato, che reca una scritta in parte leggibile (opus ant...) con argentatura della carpenteria e bulinatura dei fondi d’oro, attribuita al “Maestro di Borsigliana”, e al centro sull’altare, un Sant’Antonio con Bambino della bottega di Domenico Piola.
La piccola cappella era l’originaria chiesa che fu ampliata nel 1600 e orientata in modo diverso.
Nella navata sinistra cattura una pala marmorea dedicata al Volto Santo ordinata a Domenico Gar per la chiesa di Montemarcello.
E' l’iconografia del Volto Santo di Lucca: Cristo è vivo sulla Croce, con corona, lunga tunica, ai piedi il calice posato su una rocca.
A destra San Rocco con l’angelo che cura le sue piaghe e il cane.
San Sebastiano è, come ad Ameglia, senza frecce.
La Croce è inscritta in un ovale su cui volano gli angeli e si ripete sull’abito del Cristo.
Il Volto Sacro richiama l’antico culto diffusosi a Luni dove è attestato, al Monastero del Corvo e a Sarzana.
E quindi altari: uno ha un piccolo Cristo di cartapesta deposto sotto al pulpito e pale e quadri uno più interessante dell’altro.

Profilo di Montemarcello (Disegno di Roberto Ghelfi)

Lasciata la Chiesa si prosegue per via Lavaccino e si arriva a piazza XIII dicembre ( a ricordo delle vittime del 13 dicembre 1944) uno dei pochi posti che in Italia ricordino i bombardamenti della seconda guerra mondiale, e si scende poi per via Corvo, per ricongiungersi alla carrozzabile.
Attraversata la quale, si può prendere il sentiero per Punta Corvo.
Questa passeggiata va fatta perché permette di arrivare alla famosa Punta che si erge tra il mare Tirreno e il Golfo: di qui si vede dalla Palmaria a Portovenere alla Versilia.
E' un panorama unico, tra lecci, pini e querce.
L’opera d’arte che balza all’occhio sono i terrazzamenti di pietra che qui, come altrove, hanno salvato la terra coltivabile dalle frane e dall’erosione delle acque.
Se poi si prendono sulla sinistra i sentieri che portano ripidi al mare, agli Spiaggioni come dicono qui, si apprezza l’opera di chi ha fatto, e ogni anno ripristina, quasi settecento gradini di pietra.

Ripresa l’automobile si prosegue per la via Nuova e si svolta a sinistra verso Bocca di Magra (se si continua dritto si scende alla Serra e a Lerici).
Sulla nostra sinistra compaiono le scure Alpi Apuane finché si rispalanca la visione del mare tra olivi, lecci, pini marittimi e arbusti profumati.
Dopo vari tornanti troviamo l’indicazione per Punta Bianca: merita raggiungere a piedi le rocce bianche in cui i Romani ponevano grandi cunei di legno per estrarre il marmo, i forti della seconda guerra mondiale, quasi templi al dio della guerra, e le grotte rosa e verdi sul mare in cui la leggenda, raccolta nelle Leggende di Lunigiana da Ettore Cozzani (Milano 1931), faceva vivere il Drago sconfitto da San Venerio.
In questo racconto la principessa è una ragazza di Bocca di Magra che, imprudente, fa il bagno di notte ammaliata dalla luna e, rapita dal drago, viene liberata dal Santo che il suo amante disperato va a cercare sull’isola del Tino.

Pochi tornanti più sotto troviamo l’indicazione per il Monastero di Santa Croce.
Anche questa tappa è improrogabile.
Bisogna suonare (solo alla domenica mattina si può trovare tutto aperto grazie alla celebrazione della Messa) e chiedere il permesso di vedere il Cristo Nero.

Monastero di Santa Croce del Corvo (Disegno di Roberto Ghelfi)Il Monastero del Corvo, fondato nel 1195, è oggi proprietà dei Frati Carmelitani, è famoso sia per l’epistola di Frate Ilario a Uguccione della Faggiola in cui si parla di una sosta di Dante nel Convento (un busto di marmo lo immortala) sia per la novella che Boccaccio gli ha dedicato nel Decamerone (giorno 1, novella 4) parlando della vita non proprio austera dei frati.

L’antico monastero benedettino fu molto rimaneggiato: rimangono i muri perimetrali della chiesa e il piano absidale, che corrisponde all’odierna cappella che contiene il famoso Crocifisso nero di legno, simile a quello che abbiamo visto effigiato in marmo a Montemarcello.
Un recente restauro ha permesso di appurare che la testa e alcune parti del corpo sono del sec. XII.
È un Cristo trionfante, alto 2,63 m. che grandeggia sulla croce e sul mondo quasi abbracciandolo.
La leggenda che racconta del suo arrivo a Luni su una navicella senza nocchiero è raccolta da Ettore Cozzani.
Si dice che il corpo del Cristo contenesse l’Urna del Preziosissimo Sangue che fu assegnato a Sarzana mentre la statua del Volto Santo sarebbe andata a Lucca dove in effetti è venerata.
Ma il contenzioso è sempre aperto.
Secondo alcuni studiosi potrebbe essere questo di Montemarcello.

Il complesso monastico fu comperato nel XIX secolo da Carlo Fabbricotti che vi costruì un ampio giardino con lecci, corsi d’acqua, statue e una villa in stile medievale, come usava allora.
Dopo la guerra fu comperata dai Carmelitani.
Grande è il fascino della lecceta che scende al mare tra ombre e profumi con interventi architettonici discreti, esempio di giardino liberty, oggi trasformato in percorso della Via Crucis.

 

Da "I percorsi d'arte più belli e più segreti della Val di Magra e della Terra di Luni"
di R. Ghelfi e C. Sanguineti - Edito da Agorà Edizioni e LAB Laboratorio d'Arte Contemporanea Lunigiana


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Ultima modifica
22.03.2008
Francesco Tacconi consulente ICTRealizzazione
Marco Arfanotti e Francesco Tacconi