Lasciando il borgo procediamo in direzione di Castelnuovo che abbiamo già notato sicuramente percorrendo i vicoli di Nicola.
Appena scesi dal colle raggiungiamo la località Serravalle, dove il Vescovo di Luni Guglielmo aveva fondato nel 1259 un nuovo borgo (ne rimane il ricordo soltanto nel toponimo, e nel documento del Codice Pelavicino) affinché gli uomini di Ortonovo e Nicola potessero abitarvi protetti da una sola cinta muraria, governati da un solo Console o Podestà e da un solo statuto.
Il luogo è territorialmente significativo perché segna il vertice del deposito alluvionale di Luni, dove le strade provenienti dalla piana si riuniscono in un tracciato unico per risalire la valle del Parmignola o l’antica strada del Monte Bastione che conduceva a Lucca aggirando la base settentrionale delle Apuane.
Da questo nodo detto appunto di Serravalle, si distacca l’antico tracciato della pedemontana, che precedette l’Aurelia dei Romani.
Essa si dirigeva verso la Versilia e, in direzione opposta verso Sarzana e Santo Stefano.
Oggi sopravvive ancora, sia pure con qualche difficoltà e ci permette di raggiungere rapidamente Castelnuovo.
La strada è piacevole, attraversa un territorio ricco di vigneti che producono il vino dei colli di Luni.
All’Olmarello si nota costruzione dell’Opera Cardinal Maffi.
Fu costruita ai piedi delle Colline del sole dove si ritrovarono tracce di insediamenti rurali romani.
Si raggiunge il piede del colle di Castelnuovo a Molino del Piano.
Sulla sinistra, un vecchio ponte attraversa il torrente Bettigna.
Il corso d’acqua è ricco di mulini e di frantoi allineati lungo un percorso suggestivo, con scorci naturalistici davvero sorprendenti.
Lo scrosciare delle numerose cascate sembra riecheggiare le voci dei giovani castelnovesi che durante le calure estive, fino alla metà del secolo scorso, si bagnavano nelle acque del torrente, naturalmente separati per sessi: c’erano i Bozi dei maschi e quelli delle femmine.
Ma il Bettigna era soprattutto una vera e propria infrastruttura al servizio dell’agricoltura.
I salti dell’alveo, se da un lato formavano le piacevoli cascate, dall’altro permettevano la canalizzazione dell’acqua nelle gore che facevano muovere le macine dei torchi e le ruote dei mulini costruiti lungo le sue sponde.
Si contano ben quattro opifici, quello Soprano quasi sotto Vallecchia, quelli di Cafaggio, di Benettino ed il Mulino del piano.
Il percorso non è sempre agevole, ma ci auguriamo che venga presto riattivato.
Si sale a Castelnuovo aggirando il monte di Salicello dove l’ottocentesca villa Cuccchiari si incastona tra il verde dei lecci.

Da "I percorsi d'arte più belli e più segreti della Val di Magra e della Terra di Luni"
di R. Ghelfi e C. Sanguineti - Edito da Agorà Edizioni e LAB Laboratorio d'Arte Contemporanea Lunigiana
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