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Scendendo da Castelnuovo il paesaggio si apre verso la piana.
Spesso solo una cancellata o una porta ad arco segnalano la presenza di una casa o di una villa gentilizia che non risultano visibili.
Se ne intuisce la presenza per la ricercatezza paesaggistica e per i viali di accesso.
L’aristocratica Castelnuovo non esibisce le sue bellezze e le protegge con alti muri di cinta.
E circondata da ville: vicino a Colombiera la Villa Baracchini ha una magnifica cancellata in ferro battuto, viale di pitosfori e lecci, scalinata a tenaglia che sottintende una grotta artificiale del ‘700 con ninfeo e una statua di Nettuno.

La villa è all’origine secentesca: è stata affrescata con allegria e gioia di vivere dall’Agretti.
(Dai De Mari di Genova è passata ai Podestà Lucciardi poi ai Cecchinelli e ai Samengo).
Nel suo giardino crescono piante rare.
Si raggiunge la Statale in Località Colombiera e si prosegue a destra per Sarzana.
Sulla strada, lasciando sulla sinistra la chiesa di San Lazzaro che contiene un bel dipinto di Domenico Fiasella, si raggiunge il ponte del torrente Isolone (l’Oserone dei documenti antichi), sulla destra si scorgono le indicazioni per Fosdinovo.
Qui una carta del 1626 dell’Archivio di Stato di Genova segnalava una porta, il Portone di Caniparola, ingresso nobile alla terra dei Malaspina di Fosdinovo ed alla splendida residenza signorile collocata poco distante, al piede della salita.
Voltando a destra a fianco del supermercato si lascia l’Aurelia, che in questo tratto segna il confine fra Liguria e Toscana, e si entra nelle terre dell’antico marchesato.
Lungo il viale, che negli ultimi vent’anni è stato urbanizzato, si possono ancora notare alcune case coloniche della tenuta Malaspina che faceva capo alla villa, prima presidio militare, poi agricolo ed anche minerario.
Il Repetti ci informa infatti del tentativo del marchese Gabriele V di sfruttare una piccola miniera di antracite che si trovava nella sua proprietà.
Una modesta altura, chiamata Montesagna, nasconde infatti il nobile edificio a chi sale dall’Aurelia.
Christoff Martini, detto il Pittor Sassone, che si recò a Fosdinovo nel 1738 per ritoccare un ritratto fatto qualche tempo prima al marchese disse la posizione della villa è sbagliata: avrebbe potuto essere situata alla fine di un viale lungo un miglio, ed invece si trova da una parte, cioè dietro una collina, che impedisce la bellissima vista del mare, e la strada di Sarzana.
La casa infatti ha la facciata principale rivolta verso Fosdinovo, verso la capitale del feudo e verso la strada antica, la stessa pedemontana di cui si è già detto, radice della conoide alluvionale del torrente Isolone, punto strategico già difeso da una torre, che la carta dell’Archivio di Stato di Genova indicava ancora nel 1626.
La casa stessa, nel lato a monte, presenta un basamento scarpato, privo di aperture, a guisa di fortezza, al di sopra del quale si aprono le finestre del piano nobile.
Gabriele Malaspina nel 1724 ampliò la dimora e costruì, fra l’altro, il grande salone ed il giardino.
Sono ancora le parole del pittor Sassone a guidarci.
Davanti ha un bel giardino con un bel “parterre", siepi sempreverdi ben tenute ed una fontana in mezzo.
Dal giardino si sale una scala esterna di marmo e dipinta a fresco.
Di lì si entra in una grande sala egualmente dipinta a fresco da un bravo artista piacentino di nome Giov. Battista Natali autore anche di altri affreschi nella villa stessa.
A questo pittore piace mettere in risalto le luci e le ombre; il suo disegno è preciso e ben toccato, ed ha un rilievo eccezionale.
Non dipinge figure di persone ed ha quasi reso più piccola la sala decorandone il soffitto con degli arabeschi.
Il suo difetto è di riempire i locali con troppi ornamenti: per il resto, gli oggetti che dipinge, per il gran rilievo che hanno, sembrano veri.
La casa è privata e non visitabile, ma il giardino può essere ammirato dal cancello posto sul viale di accesso che termina con la scenografica esedra porticata, aperta verso la villa e verso la pianura.
Il prospetto della villa con la loggia leggera ed ariosa preceduta da un’elegante scala in marmo era un tempo affrescato e reso, se possibile, ancora più elegante.
Per andare a Sarzana si torna indietro oppure si può percorrere ancora la vecchia pedemontana, a sinistra dopo la villa.
Il tracciato è tortuoso nel primo tratto perché attraversa il torrente Albachiara (noto ai geologi per i ritrovamenti fossili).
Dopo il ponte a sinistra si percorre l’antico percorso di crinale che segna il ciglio dei depositi alluvionali della bassa valle della Magra, fino a raggiungere l’Aurelia.
Anche questo percorso è stato molto urbanizzato in tempi recenti, privato dell’antica bellezza a causa di costruzioni ingombranti e sproporzionate.
Il paesaggio si apprezza ancora attraverso qualche scorcio campestre: ad un certo punto, a destra, si scorgono il colle di Castruccio con la fortezza e la piana sottostante.
Prima dell’incrocio con l’Aurelia s’incontra la Chiesa di San Martino di Sarzanello, già Pianpaganella.
L’edificio è preceduto da un sagrato delimitato da un muro sagomato ad archi rovesciati sul quale appoggiano eleganti vasi in marmo di Carrara.
L’interno ampio e luminoso fu consacrato nel 1770 dopo la distruzione dell’antica chiesa di San Martino di Sarzanello da parte delle truppe francesi, situata presso la fortezza omonima.
Il colore rosato della facciata risalta contro lo sfondo dei cipressi e dei lecci che delimitano il ciglio del pianoro, e formano anche il parco di un’antica residenza di campagna, che si vede, molto rimaneggiata a destra della chiesa.
Certo non può sfuggire la gigantesca costruzione contemporanea che fronteggia il complesso antico, per dimostrare ancora una volta, semmai ce ne fosse il bisogno, l’esatta dimensione della nostra cultura.
Si raggiunge l’Aurelia e si scende il promontorio di Montecavallo voltando a destra.
Invece di proseguire sulla via principale che aggira Sarzana, conducendo direttamente all’autostrada, si percorre l’antica strada della Posta, ben documentata nel disegno dell’Archivio di Stato di Genova del 1626.
A destra la cancellata di Villa Gropallo, famiglia genovese trasferitasi a Sarzana ed imparentata con i Picedi.
Una piccola cappella votiva contiene una formella raffigurante l’Arcangelo Michele.
L’edicola sigillò la pace seguita alla battaglia avvenuta in quel luogo, chiamato Segalara, l’8 Maggio 1540, quando i sarzanesi ed i loro alleati vennero fieramente alle mani con gli uomini di Massa, Carrara e Fosdinovo, Nicola, Castelnuovo ed altre terre.
Forse fu la stirpe di Francesco Segalara, di Castiglione del Terziere, caposaldo fiorentino della Lunigiana interna nel distretto di Bagnone, Strenuus militum ductor sepolto nel convento di San Domenico nel marzo del 1542, a dare il nome al luogo della battaglia.
Proseguendo sulla destra si fiancheggia la località Cavaggino, antico possedimento del Comune di Sarzana venduto nel secolo XVII al Sig. Ugo Fiescho Patrizio Genovese, assieme a Marinella e all’antico prato pubblico del Fondamento, pervenuto agli Ollandini, ascritti alla nobiltà sarzanese nel 1797.
Il Marchese Gaetano vi costruì l’imponente residenza che ancora oggi si vede purtroppo manomessa ed alterata.
Il Bertolotti la descriveva così elegante e ben decorata dove una buona biblioteca, collocata nel più romito angolo del giardino, v ‘invoglia alla studiosa quiete.
Alberi secolari che non perdono l’onor della chioma, formano il bosco, frammisti a migliaia di giovani arbusti, belli per fioritura o di olezzo gratissimo.
E poi per ogni dove, nel giardino, nel bosco, pei viali, à cancelli, rose d ‘ogni maniera, rose in tanta quantità che ne disgradano i famosi rosari di Pesto e gli orti delle sultane cantati dà persiani poeti.
Da "I percorsi d'arte più belli e più segreti della Val di Magra e della Terra di Luni"
di R. Ghelfi e C. Sanguineti - Edito da Agorà Edizioni e LAB Laboratorio d'Arte Contemporanea Lunigiana
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