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Proseguendo per la statale della Cisa raggiungiamo l’incrocio con la bretella autostradale che conduce alla Spezia e scendiamo subito dopo a Vezzano.
Dobbiamo voltare a sinistra, attraversare l’incrocio, passare sotto il ponte dell’autostrada per salire al paese dei Vetii, una famiglia romana, e dei Seniores, i Domini De Vezano, signori feudali tra i più potenti e duri della contea di Levante; e di uno scrittore e poeta dolce e molto amato, Mario Tobino.

Attenti ai tornanti, salendo: le curve stringono improvvisamente, e non bisogna lasciarsi distrarre dal fascino della campagna e del paesaggio che di colpo, sulla sommità, si spalanca sulla Val di Magra e sulle colline di Arcola lasciando scorgere ad occidente i profili montuosi del Golfo.

Villa de Nobili (Disegno di Roberto Ghelfi)Vezzano è costituita da due borghi, detti Vezzano Alto e Vezzano Basso, collegati tra loro dal Borgo Mitiliano o Capitolo: sorge infatti su due sommità collinari le cui mura e abitazioni si sono sviluppate intorno a strutture difensive, due castra, da cui si potevano controllare il Golfo della Spezia da un lato e la piana fluviale con la confluenza del Vara e del Magra dall’altro.

La prima attestazione di Vezzano si trova nel diploma di Ottone I del 963 quando riconosce al vescovo Adalberto le cortes de Vethano, due cortes, due centri, già allora.
Nel borgo si affermarono i Domini, vassalli del Vescovo di Luni, grandi proprietari terrieri e signori di castelli, organizzati in una consorteria che comprendeva alti esponenti della feudalità, fra cui i Cononi, i Bianchi, gli Opizzoni e i Vezzano, i quali seppero barcamenarsi a proprio vantaggio tra i Vescovi e i Malaspina.
Tra l’XI e il XIII secolo dominarono su un ampio territorio che comprendeva buona parte del Golfo, con i castelli di Lerici e Portovenere, si spingeva fino a Sestri Levante e alla Val di Vara.
Vezzano aveva anche un approdo al mare, il Castrum Boveronis, forse identificabile con San Venerio, passato nel 1923 sotto il Comune della Spezia.
Ebbe, per concessione imperiale, il diritto di riscuotere il pedaggio sulla via Francigena tra Santo Stefano e Sarzana.
Ma Vezzano era anche nodo viario di itinerari paralleli e alternativi, meno frequentati e più sicuri: la via di crinale del Caprione che raccoglieva le strade provenienti da Luni e dal Monastero del Corvo e arrivava a Santa Maria di Vezzano Basso, da cui partivano i percorsi di mezza costa verso il ponente.

Ebbe pertanto chiese e pievi che svolgevano attività di hospitalitatis cioè di assistenza e ospitalità per i pellegrini: la Pieve di San Prospero a Corongiola, vicino al guado del Vara, poco prima della confluenza col Magra; Santa Maria che raccoglieva i percorsi di crinale e mezza costa e la Pieve di San Verierio che tutelava i pellegrinaggi marittimi per l’isola del Tino e i trasporti per Portovenere, da cui si poteva salpare per il Mediterraneo.

Chiesa di Santa Maria (Disegno di Roberto Ghelfi)I Signori di Vezzano riscuotevano dunque pedaggi e gabelle per tutte le merci, compreso il sale, su un grande territorio ed esercitarono un potere inflessibile.
Finché non entrarono nell’ambito genovese: vendettero dapprima i castelli di Portovenere e Lerici a Genova e molte terre e possedimenti a Nicolò Fieschi il quale, sconfitto, li cedette alla Repubblica nel 1276.
Vezzano entrava così, insieme a Arcola, con il ruolo di Podesteria a far parte della Repubblica di Genova, sotto la cui dominazione furono approvati nel 1375 gli Statuti, tra i più organici e ben costruiti della vallata.

Conobbe la dominazione di Castruccio, il cui nome rimane ancora legato alla torre pentagonale, ma rimase fedele alla Serenissima fino alla Repubblica francese.
Garantì alla popolazione i servizi gratuiti del medico, del maestro, di un predicatore e del ricovero nell’ospedale di San Nicola.
E protesse la coltivazione delle viti e degli olivi, proibendo anche il pascolo degli ovini, con leggi che strappano ancora ammirazione.

Vezzano inferiore
Vezzano superiore

Da "I percorsi d'arte più belli e più segreti della Val di Magra e della Terra di Luni"
di R. Ghelfi e C. Sanguineti - Edito da Agorà Edizioni e LAB Laboratorio d'Arte Contemporanea Lunigiana


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Ultima modifica
22.03.2008
Francesco Tacconi consulente ICTRealizzazione
Marco Arfanotti e Francesco Tacconi