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Pianta Falcinello (Disegno di Roberto Ghelfi)

  1. Torre pentagonale
  2. Palazzo Giustiniani con giardino settecentesco già castello dei signori di Vezzano
  1. Sella dove convergono i percorsi generatori dell'insediamento, il crinale del promontorio e la strada di mezzacosta che risale dalla pieve di San Prospero di Corongiola e scende verso Santa Maria, protetti dalla torre del castello. Il nodo viene occupato dalla chiesa parrocchiale titolata a Santa Maria Assunta e dalle espansioni più recenti del borgo.

Prima dell’ingresso del paese, su un pianoro a mezzacosta, sorge la Chiesa di Santa Maria, antico ospitale: che, come un tempo, invita i pellegrini alla sosta.
Poco distante i marchesi De Nobili costruirono la loro villa, circondata da giardini murali e con un lungo pergolato di accesso con pilastri in pietra che la carrozzabile ha tagliato senza pietà.
Accanto alla chiesa il cimitero.

Santa Maria era la chiesa della meditazione, delle tombe di famiglia, che le sorgevano a lato, quasi sotto protezione; dell’alfa e dell’omega della vita.
Tale appare ancora oggi, nelle sue sobrie forme di stile romanico lunigianese.
Si può salire a piedi per una scalinata parte in ardesia e parte in ciottoli di recente costruzione: visitarla per il momento non è facile, perché viene aperta solo quando c’è qualche cerimonia.
E tuttavia si può ammirarla, percorrerne le mura per cercare di carpirne i segreti, salire e scendere lungo il perimetro esterno.
Costruita nel XII secolo su una ben più antica, fu la prima parrocchia di Vezzano.
Era stata Priorato dei Canonici di Sant’Agostino e doveva avere un porticato, e altri edifici necessari alla vita comunitaria.

Conobbe secoli di splendore e altri di abbandono; addirittura un fulmine, nel 1600, ne abbatté il campanile, che fu ricostruito in stile barocco, rosa e giallo.
Nel corso del ‘600 perdette potere, sia perché lontana dai nuclei abitati sia perché in sua vece fu potenziata la Chiesa di San Sebastiano in Vezzano Basso dai Cardinali Zachia.
Recenti lavori di restauro, eseguiti tra il 1987 e il 1990, la hanno resa agibile e godibile e hanno portato ad alcune importanti scoperte che sono descritte accuratamente in pannelli, all’interno della Chiesa, a cura delle Sovrintendenze che hanno curato i lavori di ripristino.
Sono infatti apparse, sotto all’abside, le fondazioni di un edificio più antico, forse del secolo IX, su cui poi è stato sopraelevato il presbiterio del secolo XII.
E, fatto che provocò non pochi turbamenti e interrogativi, sotto all’altare è stato trovato un imponente sarcofago marmoreo monolitico del III secolo d.C.
Il sarcofago è un reimpiego di architrave romano probabilmente di Luni, portato via dalla città dopo che il sisma del IV secolo d.C. fece crollare palazzi e templi.
L’architrave decorato con un motivo a treccia e una rosa con cinque petali è stato svuotato e trasformato in sarcofago con cuscino per la testa e buco per la fuoriuscita dei liquidi.
A chi era destinato quel sarcofago così importante?
Ora, sotto all’altare c’è un bel bassorilievo scolpito con il Suffragio, un Angelo che libera le anime del Purgatorio, e a destra, sulla parete, un tabernacolo con l’Annunciazione.

La chiesa era originariamente a navata unica: verso la fine del secolo XV, quando il Papa Nicolò V la annetté alla Cattedrale di Sarzana, fu aggiunta una navata a sinistra, scandita da tre archi ogivali, che furono affrescati: rimane una Madonna col Bambino, eseguita ai primi del ‘500, che è stata attribuita al Maestro delle Cinque Terre, l’autore dei bellissimi polittici che si trovano nelle chiese di Manarola e Riomaggiore.

Profilo Vezzano inferiore (Disegno di Roberto Ghelfi)

È stata scoperta anche una fornace per la fusione delle campane, nella navata della chiesa: una lapide in marmo del 1270 ricorda la cerimonia di benedizione delle campane cui veniva dato anche il nome, e la loro funzione di protezione dal fuoco, dal fulmine, dagli incendi, dal male.
La lapide è stata portata nell’oratorio di San Michele, così come tutti gli arredi sono stati trasportati nella Chiesa di Vezzano Basso: anche le sue campane, infine, furono fuse per fondere quella nuova della Chiesa di Santa Maria Assunta. Mi chiedo se la vecchia fornace, luogo magico per eccellenza, non si sia in qualche modo ribellata ...

Salendo verso Vezzano Basso si impongono alla vista la torre di pietra pentagonale che la leggenda attribuisce a Castruccio e che sovrasta il borgo e l’alto campanile della Chiesa di San Sebastiano e Santa Maria Assunta.
La quale fu costruita sull’antico oratorio di San Sebastiano, fuori delle mura di Vezzano Basso ed è preceduta da Il Campo, un grande sagrato ottocentesco a risseu con tre grandi cerchi contenenti stelle di diversa fattura.

Mario Tobino inizia la sua narrazione su Vezzano e sulla sua famiglia nel romanzo La brace dei Biassoli (1977) proprio da qui.
La chiesa di Vezzano vide mia madre bambina, in essa si sposò, la vide morta la mattina di tiepido sole del 4 ottobre del 1947.

Sulla facciata della casa parrocchiale, a destra della Chiesa, spiccano gli stemmi dei vescovi Paolo Emilio e Laudivio Zacchia, provenienti da Montefiascone, potenti membri della curia romana, che finanziarono la costruzione della chiesa in eleganti forme barocche nel 1616.
Lo ricorda una lapide dentro alla Chiesa, che divenne vicaria perpetua acquistando potere e ricchezze.
Qui vennero portati gli arredi di Santa Maria, tra cui il fonte battesimale del 1599 che si trova a sinistra entrando.
Opera particolare, con basamento poligonale eseguita in marmo di Levanto, giallo di Siena e bianco di Carrara - le teste dei cherubini e del San Giovanni Battista che vi era posto sulla sommità e che attualmente è in un altare laterale - da parte del lapicida e imprenditore carrarese Giovanni Morelli che lavorò anche a Sarzana, alla Spezia e a Portovenere.
Una bellissima statua lignea dell’Assunta, del secolo XVIII, si eleva, entro una cornice marmorea con angeli, dietro all’altare maggiore su cui muore un Crocifisso ligneo scuro.
Interessanti le formelle settecentesche di marmo bianco e giallo sull’ingresso della balaustra dell’altare maggiore, raffiguranti San Sebastiano e San Rocco - ulteriore richiamo alla peste - che ricordano quelle di Nostra Signora degli Angeli di Arcola.
Ancora richiedono attenzione un’altra statua lignea della Madonna del Carmine e una grande bacheca reliquiario con Croce a sei teste di Santi.

Si scende verso il borgo e si arriva a Piazza Regina Margherita: sulla parete di una casa signorile sono dipinti gli stemmi dei nove rioni di Vezzano che si scatenano in una gara di abilità in occasione della bellissima Festa dell’Uva ogni settembre.

Si respira aria antica: maestà, portali di legno, palazzi affrescati.

Vezzano Ligure
Vezzano superiore

Da "I percorsi d'arte più belli e più segreti della Val di Magra e della Terra di Luni"
di R. Ghelfi e C. Sanguineti - Edito da Agorà Edizioni e LAB Laboratorio d'Arte Contemporanea Lunigiana


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Ultima modifica
22.03.2008
Francesco Tacconi consulente ICTRealizzazione
Marco Arfanotti e Francesco Tacconi