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Si può entrare nella Cattedrale anche dalla porta del transetto destro, che anticamente conduceva al cimitero della chiesa, ed apprezzare l'ampiezza delle arcate sorrette da colonne di marmo ottagonali che suddividono lo spazio interno in tre navate.
Sono arditissime, meravigliose per la lunghezza della loro corda senza catene nè legature di ferro. Non ingombrano la dimensione spaziale del vano, quasi una sala unitaria, coperta da capriate in legno dipinte secondo modelli decorativi toscani nel 1453 da maesto Gottardo ed ancora presenti al di sopra dell'attuale soffitto.

Il presbiterio originario terminava con tre absidi quadrangolari affacciate direttamente sulla terza campata della sala, prive della mediazione del transetto al quale alludono, ma senza specializzarne lo spazio, le due cappelle dell'Incoronazione, e della Purificazione.

Nel secolo XVII l'edificio fu ancora modificato.
Nella prima metà del secolo XVII iniziò la ristrutturazione della cappella di San Giovanni Battista, posta sotto il giuspatronato della famiglia Cattani, per accogliere degnamente il Crocifisso di Guglielmo, da poco trasportato in Cattedrale.
La ristrutturazione, che comportava l'ampliamento del vano medievale e l'apertura della cupola era terminata nel 1681.
Fra il 1617 e il 1624 fu ristrutturata la Cappella delle Reliquie mentre nel 1640 fu ampliato il coro, su progetto di Nicolò Bardi.
Il milanese Luca Carloni nel 1652 progettò la sistemazione delle navate laterali mediante un ritmo di paraste corinzie sormontate da una elegante trabeazione, il lavoro iniziò nel 1663 e fu completato, nel 1742, da dieci statue raffiguranti i santi protettori di Sarzana commissionate a Baldassarre Casoni nel 1740.
Lo spazio interno acquistò così il ritmo dell'ordine architettonico, portato del rinascimento, che metteva in risalto la misura e le proporzioni delle pareti medievali coordinando fra loro gli elementi che affacciavano sulla sala cappelle, altari, rivestimenti.
Con questo spirito, in luogo delle capriate lignee, che lasciavano indefinita la spazialità dell'interno si preferì il finissimo intaglio del pisano Pietro Giambelli , che aveva già eseguito un lavoro simile per la chiesa di santa Maria dei Servi a Lucca e che poi eseguirà il soffitto del santuario della Madonna di Montenero a Livorno.
Egli completò nel 1670 il soffitto della cattedrale di Sazana realizzando le parti strutturali in legno di larice e quelle decorate in pioppo.
Lo scultore Isidoro Baratta rifece, nel 1682 l'altare maggiore ed infine nel 1694, il sarzanese Antonio Francesco Milani costruì le cappelle esterne che furono completate all'inizio del secolo successivo.

In asse con la navata laterale destra, si trova la Cappella delle Reliquie, dall'architettura armoniosamente composta di marmi policromi, chiusa dall'elegante calotta della cupola.
Forma un piccolo santuario, contenuto all'interno dello spazio più vasto della Cattedrale, realizzato dalla bottega di Giacomo e Michele Guidi di Carrara, fra il 1617 ed il 1624, per conto del Capitolo della Cattedrale.
La cappella era posta sotto il giuspatronato della famiglia Magni Griffi che dette il suo consenso purchè non fosse pregiudicato alcun suo diritto e vi fossero dipinti, da buona mano, i santi Niccolò e Lucia.
L'ispirazione al manierismo toscano riecheggia nella finestra quadrata con il timpano spezzato nella lunetta, che prepara l'inserimento del tamburo cilindrico aperto dalle finestre che illuminano il vano.
E' usata oggi come Cappella del Santissimo Sacramento.

Durante la solennità del Preziosissimo Sangue, che si svolge a Sarzana il lunedì che segue la festa della Santissima Trinità, viene rimossa la tela di Domenico Fiasella raffigurante la Gloria del Preziosissimo Sangue ed allora le Sacre Reliquie si offrono alla venerazione dei fedeli, tra lo splendore argenteo dei pregiatissimi manufatti del secolo XVII.
Tre mila e più forestieri vi accorrono in quel giorno annotava il Casalis nel 1849.

Le sculture di san Lazzaro e sant' Andrea poste ai fianchi dell'altare furono realizzate da Michele Agnesini, collaboratore dei Guidi, mentre i medaglioni, aggiunti nel secolo XVIII, sono del carrarese Giovanni Baratta (1670-1747), al quale furono commissionate nel 1716.
La decorazione pittorica che completa l'architettura degli spazi comprende gli affreschi del fregio, di Gian Francesco Galeotti, la cupola di Sigismondo Betti, fiorentino (sec. XVIII) e le tele per l'esecuzione delle quali fu incaricato nel 1626 Domenico Fiasella.
Queste ultime rappresentano i Santi Nicola Gregorio e Lazzaro e le Sante Lucia, Apollonia e Barbara secondo la clausola invocata a suo tempo dai Magni Griffi.
Nelle lunette sono raffigurate le scene del Martirio di Sant' Andrea e la Strage degli innocenti (1653).

Sul braccio destro del transetto l'imponente ancona marmorea [Ancona della Purificazione], scolpita nel 1471 da Leonardo e Francesco Riccomanni di Pietrasanta, occupa tutta la parete.
E opera di grande interesse sia per le dimensioni, 8 metri di altezza per 4,90 di larghezza, la più vasta realizzazione del genere condotta a termine in quegli anni fra Liguria e in Toscana (F. Bonatti , P. Donati, Le arti a Sarzana , 1999) sia per la fattura che richiama i modi di Jacopo della Quercia, di Andrea Guardi, ma anche della scultura lombarda e romana.
Fu commissionata dal cardinale Filippo Calandrini, fratello uterino del Papa Niccolò V, per l'altare maggiore della Cattedrale e rimossa durante i lavori di ristrutturazione che, nel 1640, ampliarono il presbiterio.
L'immagine centrale dell' ancona raffigurante la Vergine che, secondo una tradizione apocrifa, consegna a San Tommaso la cintola quale prova della sua Assunzione in anima e corpo presso Dio, fu ricollocata sul fondo del presbiterio dove si trova tutt' ora.
Il vuoto lasciato all'interno dell'ancona fu sostituito dalla scena della Purificazione della Vergine opera del carrarese Domenico Sarti.

La ristrutturazione del presbiterio comportò il rifacimento dell'altare maggiore al di sopra del quale si scorge ancora oggi l'immagine quattrocentesca dell'Assunta che, nel 1744, fu arricchita dalla gloria scolpita da Giovanni Antonio Cybei (1706-1784).
Nel presbiterio decorato da stucchi policromi raffiguranti scene del Vecchio Testamento si trovano alcune grandi tele che raffigurano La presentazione di Gesù al tempio del Carpenino, pittore spezzino del secolo XV, Il Volto Santo e i Santi Clemente Papa, Filippo Neri Lorenzo, ed un altro santo martire dalle sembianze giovanili, dal Torriti identificato con san Lazzaro, capolavoro del Solimena, Il martirio di S. Eutichiano e L'incoronazione di Federico III per mano di Papa Niccolò V opere ottocentesche rispettivamente del castelnovese Camillo Pucci e del sarzanese Belletti.

Accanto al presbiterio, in cornu evangelii, ossia dalla parte del leggio che si utilizza per proclamare il Vangelo di Dio, si trova la cappella del Crocifisso, ampliata nel nel corso del secolo XVII.
Dopo il passaggio, avvenuto nel 1712, al cardinale Lorenzo Casoni, abile diplomatico vaticano, le pareti dell'edificio furono arricchite di marmi policromi, e dipinte con Angeli che recano gli strumenti della passione da Pietro Andrea Barbieri di Fosdinovo.
Giovanni Baratta eseguì i ritratti dei Papi Innocenzo XI e Clemente XI e gli angeli, posti sopra il timpano.
Nella cappella si trovava la tela del Solimena collocata all'interno del presbiterio.
San Clemente Papa XI indica l'ovale che gli angeli, in gloria, mostrano agli astanti e che contiene il volto trionfante di Cristo.

Al di sotto della tela era infatti nascosta l'immagine del Crocifisso di Gugliemo, la più celebrata e famosa di Sarzana, considerata come una reliquia miracolosa, restituita alla devozione ed all'ammirazione dei fedeli dopo un lungo restauro durato dal 1991 al 1998.
Il crocifisso, firmato da Mastro Guglielmo, lucchese, datato 1138, fu realizzato per la Pieve di Sant'Andrea e collocato nella Cattedrale per volere del Vescovo Giovanni Battista Salvago, all'inizio del secolo XVII.
Il Cristo, raffigurato secondo l'iconografia trionfante, è vivo sulla croce.
Il restauro ha rivelato che il corpo fu ridipinto nel secolo XIV, a differenza del perizoma che conserva, con le storie raffigurate ai lati della croce, i caratteri originari.
Esse presentano la Vergine e Giovanni piangenti, alcune vivaci scene della passione e la visione dell'Ascensione con Cristo, racchiuso nella mandorla, al di sopra della Vergine, degli Angeli e dei Santi.

Subito dopo, proseguendo a destra, si apre la cappella di San Tommaso dove si trova l'ancona marmorea raffigurante l'Incoronazione della Vergine, opera di Leonardo Riccomanni (1426-1470).
Fu commissionata da Aridreola Parentuccelli, madre di Papa Niccolò V, salito al soglio pontificio nel 1447, e del cardinale Filippo Calandrini.
Il dossale tricuspidato si inserisce nella cappella, di gusto tardogotico, illuminata dal fiorito traforo della bifora con la stella di Sazana.
Sul pavimento possiamo notare il cenotafio di Andreola, morta a Spoleto nel 1451.
Nella Cappella si trova anche una raffigurazione di San Girolamo penitente attribuita a Benedetto di Giovanni detto Buglioni (1459 o 60-1521) scultore fiorentino.
L'ancona databile ai primi del 1400 era collocata nell'Oratorio di San Girolamo, ma fu venduta dai confratelli alla Fabbriceria di Santa Maria Assunta dove fu collocata nel 1903.

La serie delle cappelle aggiunte sui lati del vano medievale della cattedrale, contiene ancora opere pregevoli.
Procedendo a sinistra una tela di notevole fattura raffigurante l'Annunciazione ed i Santi Giovanni Battista, Giuseppe e Lorenzo di Giuseppe Maria Crespi detto lo Spagnoletto, datata 1722, decora la Cappella di San Giuseppe divenuta dei Cattani dopo il 1712.

Nella parete di destra, La visitazione di Maria Vergine, opera della maturità di Domenico Fiasella combina sapientemente luci di ricordo romano e cromatismi genovesi.

Seguono la Cappella della Pietà, appartenuta dal secolo XVIII alla Compagnia dei Fabbri e degli Orafi, e la Cappella di Santa Barbara, della Compagnia dei Bombardieri, contenente una pala del cremonese Sigismoncio Boccaccini del 1711 raffigurante Madonna con Bambino, Santa Barbara e Santa Caterina d'Alessandria.
Nella parete sinistra, dopo la cappella dedicata a San Giovanni Battista, è notevole la Cappella di sant' Agostino commissionata nel 1746 a Giovanni Antonio Cybei, felice connubio fra architettura e virtuosa scultura.
Lo testimoniano le preziosità delle stoffe che vestono Sant' Agostino, San Giovanni Nepomuceno e Santa Caterina Fieschi.
Nel fastigio un elegante stemma, raffigurante la luna e la stella a otto punte, il sidus medievale, simbolo degli Anziani di Sarzana.
La cappella successiva è dedicata alla Vergine Immacolata raffigurata nella bella scultura del carrarese Giuseppe Franchi.

Uscendo dalla navata centrale si osserva il nobil'organo, collocato nella cantoria sopra l'ingresso.
Fu realizzato tra il 1840 ed il 1842 dalla fabbrica "Fratelli Serassi" di Bergamo.
La cassa è stata disegnata dall'architetto spezzino Gerolamo Ruschi Ivani.

La facciata tardogotica, rivestita di marmo, è decorata dall'elegante rosone che il Calandrini commissionò a Lorenzo Riccomanni che lasciò scritto sotto di esso O.F.M.LAUREN DE PETRA SANCTA.
La parte basamentale con il portale strombato fu completata nel 1355, come si legge sull' architrave dell'ingresso mentre il rivestimento marmoreo superiore risale al 1474.
Sotto lo stemma del Calandrini posto in alto al di sopra del rosone si legge la data.
La facciata a capanna è lievemente animata dal chiaroscuro che mette in risalto, attraverso il motivo centrale dell'asse, la partizione del vano in tre navate.
Due serie di archetti trilobati, corrispondenti alle navate laterali, sostengono il cornicione, sormontato dalle statue settecentesche dei papi sarzanesi: Sergio, Eutichiano e Niccolò V dove si legge
PHY. CARDI. BONONIENSIS MATOR. PENITEN. DE FAMILIA CALANDRINA PATRIA SARZANEN. HUNC.(sic) FACIEM SUPRA MEDIUM AUXIT FENESTRIS AC STATUIS PIE DECORARE FECIT.
Ma le statue, a causa della morte del cardinale, avvenuta nel 1476, furono collocate soltanto nel 1735.
Nel 1504 il maestro Bartolomeo della Corvara realizzo il piano di marmo ed i gradini del sagrato.
Il campanile con la tipica sequenza di aperture che alleggeriscono la struttura muraria, si conclude con una cuspide appoggiata su un coronamento merlato di tipo militare.
Le forme odierne, già perfettamente riconoscibili nella veduta di Sarzana che il Fiasella, nel 1616, dipinse nella tela di San Lazzaro, furono realizzate nel 1432 da Gio.Iacopo del fu Cristoforo come si legge nell'architrave della prima bifora.

Percorrendo via Castruccio, sul fianco nord della cattedrale, possiamo osservare il paramento marmoreo della cappella Calandrini molto simile a quello della facciata.
Colpisce che l'edifico abbia in qualche modo occupato il tracciato stradale che divide il centro storico in senso trasversale.

 

Tappa precedente
L'Oratorio di San Girolamo
Tappa successiva
L'Oratorio di Santa Croce

Da “I percorsi d'arte più belli e più segreti della Val di Magra e della Terra di Luni”
di R. Ghelfi e C. Sanguineti - Edito da Agorà Edizioni e LAB Laboratorio d'Arte Contemporanea Lunigiana


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Ultima modifica
22.03.2008
Francesco Tacconi consulente ICTRealizzazione
Marco Arfanotti e Francesco Tacconi