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Da via Buonaparte a San Francesco Amministrazione Servizi al cittadino Turismo e cultura Manifestazioni Eventi  English version

Percorrendo via Buonaparte si fiancheggia il palazzo con il loggiato già indicato, anche se in forme diverse, nella pianta settecentesca di Panfilio Vinzoni.

Si può osservare il fianco di Sant' Andrea con la muratura ricostruita nel secolo XIV, al termine della quale doveva collocarsi una piccola piazza, citata negli statuti del 1331, in prosecuzione dell'attuale via Rossi, poi occupata dal nuovo presbiterio della chiesa.
Sul paramento murario, composto da bozze isodome perfettamente ammorsate, si trova un bel portale in pietra, con architrave scolpito, recante il simbolo degli Anziani e l'Agnello dell'Apocalisse.

Su via Buonaparte si attesta il lato corto degli isolati del centro storico pianificati dal Vescovo: via Cattani che lascia scorgere l'abside della Cattedrale, via Fiasella e via Mascardi, adiacente alle mura.

Via Fiasella, è la presunta via mediana del documento medievale, e nella classificazione delle strade di Sarzana, contenuta nel Regolamento d'Ornato Albertino, era una strada di prima classe, come la via Grande (via Mazzini) e si chiamava ancora via di Mezzo.
Sull'angolo sinistro di via Buonaparte si trova Palazzo Casoni, edificio di stile rinascimentale, appartenuto alla nobile famiglia sarzanese.
L'edificio divenne, in seguito, proprietà della famiglia Spina e nel 1756 vi nacque il celebre Cardinale Giuseppe.

Le abitazioni di questi quartieri non possiedono il carattere di quelle che affacciano su via Mazzini, la principale della città.
Il taglio minuto dei corpi di fabbrica, la scarsa gerarchia dei piani sovrapposti, quasi sempre due oltre il piano terreno utilizzato prevalentemente per attività commerciali, il linguaggio architettonico della facciate, in genere semplicemente intonacate, sono tutti elementi che indicano un'edilizia di serie, che ben si collega alla pianificazione medievale di Sarzana.
Lo conferma anche la geometria del vano stradale, uniforme, priva di flessi e di raccordi che indicano elementi preesistenti, ricomposti in un disegno unitario da successivi interventi.

Questo settore della città era ancora nel 1973 piuttosto degradato; non era ancora maturata quella cultura del recupero, estesa anche ad edifici non monumentali o di particolar pregio, che in quegli anni stava prendendo forma nel dibattito sui centri storici.
Alla fine del decennio si realizzò il primo intervento di pavimentazione, in porfido, di questi quartieri fino a via Castruccio ed, in quell'occasione, furono rifatti gli impianti a rete e le opere fognarie che sostituirono le antiche chiaviche medioevali.

Nel 1965 un gruppo di antiquari organizzò la prima Soffitta nella Strada e, nel 1979, fu inaugurata la prima Mostra Internazionale dell'Antiquariato.
Nel 1996 divennero esecutivi i lavori che permisero le pavimentazioni in porfido, ciottoli ed arenaria, delle piazze principali e del settore sud-orientale del centro storico.

Le botteghe degli antiquari sono oggi affiancate da altre attività commerciali e molti edifici recuperati ci lasciano scoprire gli ambienti del piano terreno.
Spesso sono stati privati dell'intonaco e mostrano le loro strutture murarie in alcuni casi eleganti, ma più spesso eterogenee, composte da materiali misti, ciottoli di fiume di varia pezzatura e mattoni.
All'intonaco, portato del Rinascimento, si deve l'omogeneità del centro storico di Sarzana mentre la raschiatura incide su questo carattere architettonico, privando l'organismo dell'esigenza di continuità, fortemente ricercata dalla sensibilità delle culture precedenti.
Oggi dobbiamo constatare che la nostra privilegia le discontinuità!

Raggiunta via Castruccio, la strada tendente alla Porta dei Morti del Regolamento d'Ornato, si volta a sinistra.
Si scorge il tratto inferiore di via Mascardi, occupato nel medioevo dal convento delle Clarisse ed oggi Seminario Vescovile.
Gli interventi strutturali più importanti furono eseguiti all'inizio del secolo XVIII dal vescovo Ambrogio Spinola.
Presso il Seminario ha sede la Biblioteca Niccolò V che riunisce, in un complesso unico, anche l'Archivio Vescovile, quello Capitolare (con il Codice Pelavicino) quello della Diocesi di Brugnato ed alcuni archivi parrocchiali.

Proseguendo per via Castruccio si attraversa l'antico fossato, oggi nascosto da costruzioni recenti, in corrispondenza dell'antica Porta della Clausura di cui non rimane traccia.
Era nominata, nel secolo XIX, la Porta dei Morti perché da lì si raggiungeva il cimitero, ricollocato in epoca napoleonica nel luogo dove si trova attualmente.
Tuttavia bisogna dare atto ai Podestà di Sarzana di aver fatto divieto di seppellire i morti presso le chiese di Sant' Andrea e di San Basilio già nel secolo XIV, precedendo il celebre editto napoleonico.

La costruzione che si incontra sulla destra è la sede del Consorzio del Canale Lunense, edificio di gusto eclettico, fiancheggiato dalla Centrale idroelettrica, che riceve le acque del canale attraverso la gigantesca tombinatura costruita sotto la strada.

 

Tappa precedente
La pieve di Sant'Andrea

Da “I percorsi d'arte più belli e più segreti della Val di Magra e della Terra di Luni”
di R. Ghelfi e C. Sanguineti - Edito da Agorà Edizioni e LAB Laboratorio d'Arte Contemporanea Lunigiana


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Ultima modifica
22.03.2008
Francesco Tacconi consulente ICTRealizzazione
Marco Arfanotti e Francesco Tacconi