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San Fabiano PapaPapa

Era di origine italiana. Fu designato alla successione di papa Antero, sebbene fosse un semplice laico quasi del tutto sconosciuto.
Le circostanze in cui avvenne la sua elezione sono narrate da Eusebio di Cesarea nella "Historia Ecclesiastica".
Eusebio racconta che i cristiani, riuniti a Roma per eleggere il nuovo vescovo, mentre esaminavano i nomi di molti personaggi nobili ed illustri, videro una colomba posarsi sulla testa di Fabiano, un contadino che si trovava per caso in città.
Ai confratelli questa vista ricordò la scena evangelica della discesa dello Spirito Santo, e così, divinamente ispirati, scelsero all'unanimità Fabiano quale successore di papa Antero.

Regnò quindi dal 10 gennaio 236 al 20 gennaio 250, data del suo martirio.

Fabiano si guadagnò la fama di buon organizzatore grazie alle numerose innovazioni amministrative.
Secondo il "Liber Pontificalis" a lui si attribuisce la divisione della città di Roma in sette regioni, ciascuna affidata ad un diacono, e l’esecuzione di lavori nei cimiteri, specialmente in quello di San Callisto, dove fece portare i resti di papa Ponziano, morto in esilio in Sardegna.

Migliorò l'organizzazione della chiesa a Roma con l'istituzione di ministri incaricati della trattazione di particolari problematiche scelti tra i sacerdoti del clero che ne avessero più titolo e merito, i "cardinali", dal latino "incardinatus" (colui che ha titolo per essere tale).

Ebbe molta cura del culto dei martiri: regolarizzò l’istituzione dei notai ecclesiastici.
Furono sette, posti sotto il controllo di sette sottodiaconi e furono incaricati di rilevare e di archiviare gli Atti dei martiri.

Il suo pontificato fu apprezzato anche per gli interventi nelle controversie dottrinali nate dall’origenismo.

Durante il pontificato di Fabiano le persecuzioni contro i cristiani ebbero una pausa o almeno fino a quando fu imperatore Filippo l'Arabo.
Nel 249, però, le cose mutarono. L'imperatore Filippo l’Arabo fu ucciso nei pressi di Verona dagli eserciti del suo rivale Decio.
Questi salì al potere con l'idea di rafforzare l’Impero contro i pericoli esterni derivanti dalle invasioni dei barbari che premevano sui confini.
Secondo Decio tale rafforzamento abbisognava anche del ritorno all’antica religione romana.
Per questo motivo l'imperatore proclamò l'editto del "libellus", in base al quale, ogni famiglia avrebbe dovuto proclamare solennemente e pubblicamente la loro devozione alle divinità pagane.
Naturalmente Fabiano, che il nuovo imperatore vedeva come un nemico personale ed un rivale, rifiutò questa imposizione.
Fabiano fu allora imprigionato nel carcere Tulliano, dove il 20 gennaio del 250 si spense per la fame e gli stenti.

Fu seppellito nel cimitero di San Caltisto, dove nel 1854 fu rinvenuto il suo epitaffio.

La celebrazione del suo nome coincide con quella di San Sebastiano; ma negli Atti di San Sebastiano appare effettivamente un Fabiano, nelle vesti però di un magistrato persecutore.

E' il patrono degli idraulici.

E' festeggiato il 20 gennaio con San Sebastiano.


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Ultima modifica
22.03.2008
Francesco Tacconi consulente ICTRealizzazione
Marco Arfanotti e Francesco Tacconi