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San Martino e il mendicante (Affresco di Simone Martini)Martino di Tours è venerato dalle Chiese cattolica, ortodossa e copta.
Nacque nel 316 o 317 in Sabaria (ora Szombathely, Ungheria), in Pannonia.
Suo padre, che era un ufficiale dell'esercito dell'Impero Romano e lo chiamò Martino in onore a Marte, il dio della guerra.
Con la famiglia si spostò a Pavia dove, poichè era figlio di un ufficiale, dovette entrare egli stesso nell'esercito all'età di quindici anni.
Venne mandato in Gallia e successivamente si fece monaco nella regione di Poitiers.

Quando era ancora un soldato, ebbe la visione che diverrà l'episodio più narrato della sua vita.
Si trovava, con i suoi soldati, nei pressi città di Amiens quando incontrò un mendicante seminudo e infreddolito.
D'impulso tagliò in due il mantello della divisa e lo diede al mendicante.
Quella notte sognò che Gesù gli faceva visita e gli restituiva la metà di mantello che egli aveva donato.
Udì Gesù dire ai suoi angeli:
"Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato, egli mi ha vestito".
Quando Martino si risvegliò il suo mantello era nuovamente integro.
L'accaduto toccò profondamente l'animo Martino, che si fece battezzare il giorno seguente e divenne cristiano.

Il mantello miracoloso venne conservato come reliquia, ed entrò a far parte della collezione di reliquie dei re Merovingi dei Franchi.
Il termine latino per "mantello corto", "cappella", venne esteso alle persone incaricate di conservare il mantello di San Martino, i "cappellani", e da questi venne applicato all'oratorio reale, che non era una chiesa, chiamato appunto "cappella".

Decise poi di lasciare l'esercito, diventare un monaco e stabilirsi nei pressi della città di Tours, sotto la protezione del vescovo Ilario di Poitiers (Sant'Ilario).

Per predicare intraprende molti viaggi.
Durante l’esilio di Ilario in Oriente (356), ritornò in Pannonia dove convertì la madre e combatté l’arianesimo.
Verso il 356 fu in Italia, passò per Milano e più tardi si ritirò, in solitudine, alla Gallinaria, un isolotto roccioso davanti ad Albenga, già rifugio di cristiani al tempo delle persecuzioni.
In seguito tornò in Gallia, dove fu consacrato sacerdote dal vescovo Ilario.
Un anno dopo fondò a Ligugé (a dodici chilometri da Poitiers) una comunità di asceti, considerata il primo monastero databile in Europa.
Divenne estremamente popolare, e nel 371 fu eletto vescovo di Tours.
Secondo la leggenda, Martino era restio a diventare vescovo, motivo per cui si nascose in una stalla piena di oche.
Il clamore fatto dagli animali rivelò il suo nascondiglio alla gente che lo stava acclamando ed allora non potè sottrarsi.
Martino tutavia si rifiutò di vivere nella città, fondò un monastero a poca distanza dalle mura, che divenne la sua residenza.
Il monastero, noto in latino come "Maius monasterium" (monastero grande), divenne in seguito noto come "Marmoutier".

Martino si profuse per la cristianizzare la popolazione gallica.
Predicò sopratutto nella Francia centrale ed occidentale, in particolar modo nelle aree rurali, dove demolì tempietti ed altari pagani ispirando talvolta più risentimenti che adesioni.
L’evangelizzazione ebbe comunque successo perché l’impetuoso vescovo divenne il protettore dei poveri contro lo spietato fisco romano e promosse la giustizia tra deboli e potenti.
Questo spiega l’enorme popolarità in vita e la crescente venerazione successiva.
Utilizzando il suo ascendente, convertì numerosi personaggi importanti della Gallia, fra cui Paolino di Bordeaux (di Noia) ma fu soprattutto negli ultimi anni di vita che subì gli attacchi dei vescovi meno zelanti o più mondani.
Si ammalò gravemente a Candes e quando l'8 novembre 397, morì, gli abitanti di Poitiers e quelli di Tours, si disputano il suo corpo.
Questi ultimi, nottetempo, lo portano nella loro città per via d’acqua, lungo i fiumi Vienne e Loire.
La cittadina di Candes mutò il nome in Candes-Saint-Martin.
Fu inumato a Tours e il suo sepolcro diventò da subito un centro di pellegrinaggio.

Nessun Santo dell’epoca godrà di pari popolarità in Francia: San Martino ha dato il nome a 485 borghi o villaggi e a 3.667 parrocchie.

Biografi illustri di San Martino sono il suo "primo" discepolo Sulpicio Severo ed anche Venanzio Fortunato che compose il poema "Vita di san Martino".

In Italia il culto di san Martino è legato alla cosiddetta "Estate di San Martino".

E' festeggiato l'11 novembre, anniversario della sua sepoltura.


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Ultima modifica
22.03.2008
Francesco Tacconi consulente ICTRealizzazione
Marco Arfanotti e Francesco Tacconi